Il QUartiere che non cè ma che dovrebbe nascere cerca unidentità. Parco Dora, la nuova zona sorta tra corso Regina e corso Mortara segnata dal centro commerciale di via Livorno si interroga sul suo futuro. Secondo i piani del comune dovrebbe diventare un quartiere vero e proprio, ma i residenti si lamentano. «Siamo pieni di centri commerciali e di grandi superfici ma mancano i piccoli negozi come il panettiere». Mancano anche lufficio postale e lanagrafe. Divisi anche i presidente di circoscrizione, la IV e la V, che dovrebbe dividersi il territorio per poi essere assorbiti dai nuovi municipi. Tra qualche mese nella rivoluzione che segnerà i nuovi 5 municipi torinesi Parco Dora sarà a tutti gli effetti un quartiere. Entrando nel recinto ex industriale tra via Livorno e corso Mortara dominato dai grattacieli che ospitarono i giornalisti e gli atleti durante i giochi olimpici la sensazione è che in qualche modo lo sia già. Parco Dora? Esiste. Se chiedi a chi ci abita, la risposta è univoca. "Questo è già un quartiere. Cè anche scritto. Parco Commerciale Dora, appena a fianco dellIpercoop". Nonostante linconsueta assimilazione del quartiere al centro commerciale, questa affermazione rende perfettamente idea di cosè ora Parco Dora: un insieme indistinto e diversificato di grandi magazzini, enormi esercizi commerciali, gallerie multipiano, cantieri. Tutto unito da una arteria che collega le due sponde della Dora. Fiume che dopo aver subito svariati tentativi di tombamento, prova a farsi largo tra cumuli di macerie. Senza dimenticare poi i palazzi abitati. Tra corso Mortara e via Orvieto gli edifici costruiti in occasione delle Olimpiadi sono in parte diventati case popolari. Detto questo, limpressione è che Parco Dora sia un perimetro dalla doppia faccia: da una parte presenta il carattere del "luogo utile", a misura di chi vuole che non ci sia niente a mancargli: cibo, arredamento, vestiti, scarpe, il negozio per gli animali e via dicendo. Dallaltro lato però questa tendenza "utilitaristica" sembra aver annullato il fascino da quartiere (in senso assoluto), manca qualcosa: la piazza per eccellenza, il bar con i videopoker ultimo discendente dellosteria di paese nel quale incontrare uomini alle prese con la loro quotidianità, lintimità dei negozi di alimentari, il panettiere sotto casa, lufficio delle poste, lanagrafe. Anita vive da due anni in via Orvieto, ha perso il marito lanno scorso e ha una figlia di venticinque anni disabile al cento per cento. Non nasconde affatto le difficoltà: «Qua mancano i servizi, tutto è lontano e scomodo. Se devo fare qualche pratica devo farmi tantissima strada a piedi. Con mia figlia in carrozzella poi tutto diventa ancora più difficile. Anche fare la spesa è quasi unimpresa. Sono costretta ad andare allIpercoop, ma lo vede quanto è lontana a piedi?» Ha sulle spalle una quotidianità non facile. Tantè che la si incontra dentro la farmacia sotto casa che aspetta di mandare un fax: «Le cartolerie non esistono racconta o sono troppo distanti. Ho urgenza di far spedire dei documenti e così utilizzo quello che hanno qua e che gentilmente mi mettono a disposizione». Stessi locali che, guarda il caso, durante le Olimpiadi ospitavano una sala stampa. Forse per il caldo o forse per lorario infelice le persone che si incontrano camminando lungo la strada sono davvero poche. Uno di questi è Gladiol, rumeno, in Italia da ormai dieci anni. Prima di entrare a fare la spesa dentro il Gigante (di nome e di fatto) si ferma a parlare: «Vivo in questo posto da quasi due anni e non mi lamento. Grazie al comune sono riuscito ad avere una casa più grande e spaziosa». Da qualche mese è disoccupato, vive grazie allo stipendio di impiegata della moglie. Per i suoi 60 metri quadri spende settecento euro al mese: «Lunico problema ammette - è che gli affitti costano cari». Alcuni appartamenti sono ancora invenduti, campeggiano ovunque le scritte vendesi, affittasi. Proprio a ridosso della rotonda di corso Mortara emerge il Vitali park: "galleria pluripiano davanguardia" dice il cartello allingresso. Alcune unità immobiliari però sono ancora in vendita. Aree verdi non se ne vedono, lunico lembo di prato è cosparso di siringhe. Mario è seduto in una delle poche zone dombra; leroina è la sua compagna di viaggio ormai da tempo. Senza che nessuno gli chieda niente, lancia in aria la sua sentenza: «Questo posto è troppo grande per noi, la solitudine ci divorerà».
TORINO - Parco Dora il quartiere alla ricerca di unidentità
Il quartiere di Parco Dora, sorto tra corso Regina e corso Mortara, si interroga sull'identità. Secondo i piani del comune dovrebbe diventare un quartiere vero e proprio, ma i residenti si lamentano della mancanza di piccoli negozi, ufficio postale e agraffe. Il quartiere è dominato dai grandi magazzini e esercizi commerciali, ma manca il carattere di un quartiere vero e proprio. I residenti si lamentano della distanza e della scomodità dei servizi, come la spesa e la pratica di un'attività. Alcuni residenti, come Anita, hanno difficoltà a muoversi a piedi con la carrozzella della figlia disabile.
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