Se negli Stati Uniti si dedicano mostre alle opere attribuite - oltre alla Tentazione di SantAntonio il Metropolitan di New York dal 3 novembre esporrà anche una statua di marmo di proprietà dello Stato francese che raffigura un giovane e che si vuol di Michelangelo - in Italia si combatte con la carta bollata. Lo scontro intorno al Crocefisso del Buonarroti, la scultura in legno di tiglio, si fa sempre più aspro e sempre più politico tanto che come arbitro è addirittura arrivata la Corte dei conti che ha aperto un fascicolo inquisitorio. Ma non ci sono solo questioni giudiziarie. Ora contro lattribuzione michelangiolesca scende in campo la storica dellarte angloamericana Stella Rudolph convinta che questo Cristo debba essere attribuito allo scultore quattrocentesco Leonardo del Tasso. Lo sostiene in un piccolo saggio che pubblica la rivista fiorentina Lambasciata Teatrale. Secondo la Rudolph nella parete sinistra della chiesa fiorentina di SantAmbrogio «si trova lo squisito altarino intagliato da Leonardo del Tasso (1466-1500) con un suo San Sebastiano in legno policromo di pressoché uguale anatomia ed esecuzione; si tratta del deposito della famiglia del Tasso, dal primo 400 alla metà del 500, esponenti della più "alta tradizione di intaglio ligneo" fiorentino e daltronde in rapporto col Michelangelo (vedasi leccezionale cornice del suo Tondo Doni agli Uffizi, di qualche anno posteriore, riferita a loro)». Scrive la Rudolph: «Perché non prendere almeno in considerazione questo valido, anzi logico, candidato come lartefice responsabile del manufatto invece di scomodare il nome del grande maestro?». Per la verità questa ipotesi fu presa in considerazione nel corso dei primi studi ma fu scartata. La Rudolph con la sua uscita va comunque ad ingrandire un campo di cui fanno parte Paola Barocchi, Mina Gregori, Margit Lisner. E un gruppo che è visto come "la sinistra" che rifiuta lattribuzione perché non può esser provata con certezza, non vi sono documenti. Al contrario, a favore vi è un "centro" dove, oltre ai sostenitori ministeriali, si incontrano studiosi di gran fama: Antonio Paolucci, direttore dei musei vaticani, lo scomparso Federico Zeri, Cristina Acidini, soprintendente di Firenze, Luciano Bellosi, Giancarlo Gentilini, Giorgio Bonsanti. La partita continua, non è finita.