Un vivace mercato del contemporaneo in cui ognuno è lo stand di se stesso e delle sue idee Una Babele di voci e di idee che cercano di allentare i legami della città col suo passato IL caos trasforma il Salone dei Cinquecento in una babele di voci e di idee che si mescolano con un obiettivo comune: allentare i legami che incatenano Firenze al passato e guardare alloggi e alla città che sarà. Eccolo qui, il BarCamp sulla contemporaneità, organizzato dallassessore alla cultura Giuliano Da Empoli: un mercato dove ognuno è lo stand di se stesso, dove si barattano idee, progetti, riflessioni. Un disordinato scambio di opinioni sul presente e sul futuro a due passi dallufficio del sindaco, dal cuore della macchina burocratica, dal peso delle istituzioni. Ma qui nessuno sente un peso, anzi. Cè la leggerezza della chiacchierata fuori dai denti, il sorriso di chi non si conosce ma forse ha molto da dirsi. Il BarCamp nasce da sé, aldilà del sito web su cui si sono iscritte 289 persone, aldilà della scaletta degli interventi ai quattro tavoli collocati vicino allingresso e sulla tribuna delludienza: appena, intorno alle 10, viene dato il via, i relatori occupano il proprio posto, dopo aver indicato orario e tema della relazione su grandi blocchi (e tutti possono farlo), gli ascoltatori si siedono, in molti si lamentano perché non ci sono i microfoni e bisogna stare appiccicati a chi parla, per capire qualcosa. Subito, i blogger iniziano a parlare dellevento sulla rete, a commentarlo in diretta. Ma è nel centro nella sala che vive il vero BarCamp, è lì che le strette di mano raccontano una trasversalità che porta larchitetto ad incontrare il musicista, il teatrante a stringere alleanza con il manager. «La contemporaneità sfuma i confini tra una disciplina e laltra, facilità losmosi tra i linguaggi» ripete Da Empoli, insistendo sulla sovversione delle gerarchie che regolano i rapporti tra amministrazione e soggetti culturali «o, quantomeno, sul crearne di nuove. Ma il fatto di voler ascoltare tutti non esclude una strategia, anzi, la presuppone. A Firenze forse non si sono fatte abbastanza scelte nel corso degli anni». Seduti sui gradini, i ragazzi dellAssociazione culturale Alta Fedeltà, creata da pochissimo, elogiano la scelta dellamministrazione «di non imporre scelte dallalto su cui poi aspettare feedback, ma di concertarle insieme ai cittadini». La distanza generazionale e culturale è grande, eppure lindustriale Paolo Targetti, presidente dellAccademia di Belle Arti, la pensa come loro: «Iniziative del genere possono smussare gli spigoli, e superare vecchi antagonismi». Lidea della rete, del network è lelemento forte di questo BarCamp secondo Leonardo Bigazzi, giovanissimo membro dello staff del Festival dei Popoli: «Le collaborazioni che stanno nascendo qui non dovranno essere solo nomi da aggiungere in fondo ad un catalogo, ma uno scambio reciproco di responsabilità e promozione». Se lo augura anche Serena Fanara, architetto ed artista che lotta per emergere: «E un buon inizio, mi piace questa possibilità di entrare in contatto con le realtà artistiche cittadine più radicate, cosa che fino ad oggi non era possibile»; le fa eco Franziska Nori, responsabile della Strozzina, spazio contemporaneo di Palazzo Strozzi: «Dobbiamo tutti parlarci di più, e questo BarCamp ce lo sta facendo capire». E lartista Giacomo Costa: «In tanti anni di lavoro a Firenze non sono mai riuscito a conoscere un assessore alla cultura, oggi ce lho fatta, e a pochi giorni dal suo insediamento». Per il sindaco, Matteo Renzi, questo BarCamp è addirittura loccasione di racimolare nuove indicazioni sul piano strutturale «che non può prescindere dalla contemporaneità, soprattutto se parliamo dellimmagine promozionale della città, nel modo in cui dobbiamo comunicare Firenze al mondo» dice sfogliando il primo numero della rivista Firenze Fast Forward appena creata dal graphic designer Gianni Sinni: dentro, ci sono foto dei cartelli fotocopiati con cui gli Uffizi danno annunci ai visitatori, «uno dei più grandi musei al mondo non può relazionarsi così con i visitatori» dice Sinni. Cè una domanda che rimbalza dal salone al buffet che interrompe i lavori, dalle prime ore del BarCamp al pomeriggio, quando il caos si scioglie in una maggiore compostezza: cosa succederà, dopo? Dove andranno a finire interventi, idee, progetti elaborati in questa no-stop? «Tutto continua sul sito web www.barcamp.orgpalazzovecchio, dove pubblicheremo gli interventi e dove il dibattito proseguirà» spiega Da Empoli, che porta a casa un primo successo «e molti stimoli, a partire da quelli relativi allestate fiorentina. Dobbiamo fare come per le collezioni di moda: in autunno contiamo di avere più che un canovaccio delle iniziative della prossima estate. Questo per dare anche il tempo a tutti di organizzarsi e lavorare meglio sui progetti e sulle iniziative».