Biagi indagato per turbativa dasta Per i magistrati provò a convincere gli imprenditori a non fare proposte di vendita "Indebite pressioni" nella gara per la nuova sede della Provincia Lex assessore allurbanistica di Firenze Gianni Biagi (Pd), indagato per corruzione nellinchiesta dei carabinieri del Ros sulla urbanizzazione dellarea di Castello per essersi messo, secondo le accuse, «a disposizione del Gruppo Ligresti in pregiudizio degli interessi pubblici», deve ora difendersi da una ulteriore contestazione. Il procuratore Giuseppe Quattrocchi e i sostituti Giuseppina Mione, Giulio Monferini e Gianni Tei hanno formulato nei suoi confronti lipotesi di reato di turbativa dasta, per aver ostacolato «anche mediante indebite pressioni» la gara indetta il 18 gennaio 2008 dallallora presidente della Provincia e oggi sindaco di Firenze Matteo Renzi (Pd) per la ricerca di un edificio nel quale unificare le 11 diverse sedi della Provincia e risolvere quello che Renzi chiamava «lo spezzatino degli uffici». Gianni Biagi, difeso dallavvocato Pier Matteo Lucibello, è stato invitato a presentarsi in procura per difendersi. Secondo i magistrati, lassessore si adoperò per convincere gli imprenditori interessati a non presentare proposte di vendita, facendo capire che avrebbe ostacolato il progetto di ricollocazione della Provincia in qualunque sede che non fosse quella prevista dal Comune di Firenze: e cioè larea di Castello, dove sarebbe sorto anche il nuovo palazzo della Regione. Lunica proposta giunta agli uffici provinciali fu quella dellex palazzo Telecom in via Masaccio, privo però dei requisiti necessari. La Provincia finì per non dare seguito alla gara. Le intercettazioni documentano lirritazione dellassessore allurbanistica nei confronti di Renzi. Che, a suo dire, «vuol fare un po il protagonista» e ha sempre «questa voglia di fare il pierino». Il 16 febbraio 2008 Biagi si sfoga: «Io sono andato a parlare con il vicepresidente della Provincia perché il presidente è un ragazzo, non conviene parlarci e soprattutto non si trova mai». Allepoca il vicepresidente è Andrea Barducci, oggi successore di Renzi alla guida della Provincia. «Fra laltro - sottolinea Biagi - Barducci è il segretario provinciale del Partito Democratico». «Gli ho detto: "Scusami, io sto zitto, non dico nulla, ma se lassessore allurbanistica di Firenze ti dicesse che la Provincia di Firenze non può decidere di delocalizzare i propri uffici in funzione del mercato immobiliare, ma deve fare una scelta coerente con le scelte urbanistiche della città, direi una cosa normale e vi metterei in buca dopo 5 minuti... allora, per evitare che io dica questo, fai in modo che questa cosa (la gara, ndr) sia una finta e che nessuno presenti le domande, o comunque se le presentano voi non le prendete in considerazione perché voi dovete andare a Castello, questo è stato deciso». Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiede a Biagi: «Ma, e questi della Provincia riesci a bloccarli, te?» «Sì, io penso proprio di sì», è la risposta». Renzi continua a mantenere delle riserve. «Giusto per dire: noi siamo più furbi degli altri», commenta irritato il 13 marzo 2008 il presidente del consiglio regionale Federico Gelli. E Biagi gli risponde: «Ora vediamo come escono... la Regione può andare benissimo a Castello e vuol dire che la Provincia troverà unaltra sede, certamente non la può trovare sul mercato immobiliare pensando che sia indifferente qualsiasi localizzazione. Perché io sono stato anche troppo zitto su questa cosa...». E quel giorno stesso, al compagno di partito Alberto Formigli che gli chiede: «Ma senti, la Provincia che fa? Il suo bando che fine ha fatto?», Biagi risponde: «Quello se lo ficca... perché noi non siamo daccordo a fare in modo che la Provincia vada dove dice il mercato. La Provincia va dove si decide insieme noi».