limonaia di Boboli. Una mostra sulle scoperte degli archeologi fiorentini Una storia millenaria di frontiere, di romani, bizantini, arabi, crociati, mamelucchi, ayubidi e magnifiche città perdute al confine fra Occidente mediterraneo e Medioriente sulle antiche rotte dei grandi commerci fra Egitto e Siria. È Shawbak il fulcro di questa storia: la città-castello riemersa dal deserto a sud della Giordania grazie ai ventanni di ricerche della missione archeologica dellUniversità di Firenze, che ha a lungo indagato anche Petra. La cui storia è strettamente legata a quella di Shawbak, che ne risulta esser stata lerede politica, economica, militare e amministrativa nel ruolo di posto di controllo dellintera Transgiordania meridionale, fra mar Morto e Mar Rosso, sul leggendario confine del Limes Arabicus delletà antica, il confine fra Impero romano e Arabia. La mostra Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera, alla Limonaia di Boboli con la curatela di Guido Vannini, ordinario di Archeologia medievale a Firenze, ripercorre ora quella avvincente storia fino allepoca medievale, quando Shawbak fu prima castello del re crociato di Gerusalemme Baldovino I e poi la raffinata capitale islamica voluta da Saladino. La storia dunque di un luogo mobile nella sua identità quanto nellappartenenza, il cui destino fu profondamente segnato dal variare delle frontiere di quel deserto così pieno di vita e di segni delluomo: una storia che finalmente può ora essere scritta grazie allaccordo fra Dipartimento di Antichità della Giordania e Università di Firenze (promotori della mostra insieme a Ente Cassa e Polo Museale), che integra ricerca archeologica, restauro conservativo e valorizzazione (Shawbak è già ottimamente avviata a una nuova vita turistica) e impegna la missione fiorentina negli anni a venire in una delle più rilevanti zone del Medioriente medievale. Del quale si possono ammirare in mostra preziosi reperti di ottima fattura e assai ben conservati legati al culto, alla vita quotidiana, alle attività militari, accompagnati da testi esaurienti e saggiamente divulgativi (ma un po troppo numerosi: cè il rischio di non farcela a leggerli tutti), incorniciati in allestimento dominato da magnifici fotocolor di grandi dimensioni dei luoghi; da segnalare il percorso multisensoriale predisposto per non vedenti, ipovedenti e non udenti.