Brera, il tempio dell'arte a Milano, è ormai da anni coinvolta in una querelle che non conosce tregua. La struttura, nata a fine Settecento, quasi in contemporanea con il teatro della Scala, ospita al suo interno ben sei istituzioni: la monumentale biblioteca Braidense, bella e polverosa, la prestigiosa Accademia di belle arti in cui studiano circa 4000 studenti, la pinacoteca che ospita capolavori come il Cristo morto del Mantegna. Ci sono poi un osservatorio-museo astronomico, l'istituto lombardo di scienze e lettere e l'orto botanico. Come in un gioco di scatole cinesi, Brera vive su se stessa in uno stato di disordine «artistico». L'esigenza di riordinare lo spazio, sentita da decenni, era stata formulata a suo tempo in un'ipotesi di ampliamento e riqualificazione, per creare la «Grande Brera», un polo attrezzato che valorizzasse maggiormente la sede, riorganizzando il museo e riconsegnando dignità alla struttura. Ultimamente, il progetto è stato travolto dall'onda propulsiva dell'Expo 2015, che tutto sommerge. Quindi, se prima la questione era ingessata e più simile ad una lite di condominio che ad un serio recupero del valore culturale di Brera, con i progetti speculativi dell'Expo (che continua a mietere vittime), anche la questione Brera è stata tagliata con l'accetta, in vista della città vetrina del 2015. La sede dell'Accademia si sposta, senza tentennamenti. E il sindaco Moratti ha trovato il luogo: la caserma di via Mascheroni, Con il benestare dei ministri Bondi e La Russa. In un articolo apparso sul Corriere della Sera pi di un mese fa, l'ex soprintendente Carlo Bertelli trasformava il via vai di giovani che dovrebbero studiare e amare l'arte in un cumulo di «studenti da scavalcare per salire in pinacoteca, fra bicchieri e bottiglie abbandonate». Una specie di tempio del gozzoviglio, anziché dell'arte. Quindi, per far spazio, si spostino gli studenti che poi sono quelli che lerciano il cortile. Due piccioni con una fava. Il problema che attanaglia Brera, aldilà di facili osservazioni sulle speculazioni dell'Expo, riguarda un effettivo e annoso problema di mala gestione. La pinacoteca custodisce tesori artistici che non hanno il giusto spazio e la giusta luce, opere accatastate in un angolo a prendere polvere, che fanno sì che Brera continui a perdere posti nella classifica dei migliori musei d'Italia e del mondo. Il recupero, di questi tempi, non è più legato ad un sapiente lavoro di precisione, ma alla più semplice strategia dello spostamento di blocchi. In questo caso, dell'Accademia, che con il suo prestigio è il cuore pulsante di Brera, il suo fiore all'occhiello, con studenti che arrivano da tutto il mondo per studiarvi. E loro, gli studenti, non vogliono sentir parlare del trasferimento. In una caserma, poi, men che meno. Alla faccia dell'arte. Anche il corpo docenti e il consiglio accademico hanno espresso parere negativo. Il direttore dell'Accademia, Gastone Mariani, in carica da pochi mesi, si è trovato una bella gatta da pelare e con le commissioni create dagli insegnanti sta studiando un piano alternativo di espansione della struttura, che non sacrifichi l'Accademia snaturalizzando tutta Brera. «Il gioco 'Dove mettiamo Brera' continua - racconta Sandro Scarrocchia, direttore della scuola di restauro la discussione in corso è un'espropriazione di Brera, della sua identità e di quello che gli spetta. E sulla questione di fondo, se gli studenti vadano cacciati o no, sembra che una certa élite milanese si sia dimenticata l'illuminismo». L'illuminismo milanese è custodito qui, nel cuore della metropoli, a Brera. Se riuscisse a restarvi, conciliando un allargamento della struttura con una maggior cura del patrimonio, sarebbe una vittoria di tutta la città.