PADOVA Strade, ponti e ferrovie come nuova e «naturale» lettura del territorio. Una sorta di forma «alternativa» per rivalutare e mettere in mostra lo spazio in cui viviamo. All'insegna dell'«utile bello». Il convegno Politici, architetti, studiosi riuniti a Padova per parlare del legame tra infrastrutture e territorio Il portoghese Nunes: non è buono solo ciò che è naturale PADOVA Strade, ponti e ferrovie come nuova e «naturale » lettura del territorio. Una sorta di forma «alternativa » per rivalutare e mettere in mostra lo spazio in cui viviamo. L'ambiente che, da sempre, ci circonda e, oggi più che mai, deve farsi attrazione per il «nuovo mondo », l'Europa nordorientale. A cominciare dai Paesi emergenti dell'ex Jugoslavia e dell'ex Unione Sovietica. Ecco, leggermente mutato rispetto all'originale, «Le infrastrutture come paesaggio, una grande occasione per il Veneto», la tavola rotonda ospitata ieri dall'Hotel Sheraton di Padova. Di fronte a quasi duecento persone, tra politici, amministratori, imprenditori e ambientalisti, «magica» è stata la relazione dell'architetto portoghese, Joao Nunes, titolare dello Studio Proap di Lisbona: «È inutile perdersi a discutere se sia meglio 'nascondere' o mostrare le infrastrutture per non 'rovinare' il paesaggio. Oggi le infrastrutture ha spiegato fanno parte del paesaggio. Anzi, sono o possono diventare esse stesse paesaggio. Un termine spesso tradotto e trattato con grande ipocrisia, incoscienza e incapacità di interpretare tutti i diversi segni che questo paesaggio ci dà, comprese le infrastrutture. Mi ripeto, ma credo che la trasformazione e il mutamento del paesaggio possano avvenire grazie a qualsiasi tipo di infrastruttura, indipendente dalla bellezza o meno, sempre soggettiva e personale». Parole che, via via, sono sembrate assumere lo stupore della novità. Raccogliendo parecchi apprezzamenti in sala, in primis quelli del presidente regionale di Confindustria, Andrea Tomat. «Perché quando un architetto progetta una strada o un ponte, raramente prende in considerazione il territorio naturale su cui l'infrastruttura andrà a collocarsi. Bada, in sostanza, soltanto all'efficacia e alla qualità in sé della strada o del ponte. Perché in fondo bisogna sfatare il luogo comune secondo cui è buono soltanto ciò che è naturale ed è cattivo tutto quello che è toccato dall'uomo. A volte, addirittura, capita l'esatto contrario... ». Gli ha fatto eco il presidente della Regione, Giancarlo Galan, mettendo insieme, in un'unione «speciale », utile e bello: «Prendo spunto da quanto appena detto dall'architetto Nunes ha esordito il governatore perché voglio sfatare anche io un altro luogo comune. Oggi non ha più senso sostenere che le parti che sono più perfette in bellezza portano con sé meno utilità, mentre quelle che hanno meno bellezza sono più utili. Chi può opporsi, infatti, al prevalere d i un'utilità che sia anche bella? Piuttosto, mi piacerebbe riflettere su quali e quante siano le nuove infrastrutture di cui il Veneto ha bisogno per confermare la sua pluralità di paesaggi, differenze naturali che lo rendono unico in Italia, in Europa e, forse, nel mondo. Soltanto così - ha terminato Galan - troverà davvero un senso compiuto la città metropolitana e policentrica di cui spesso si parla a vanvera». Molto più pragmatico, in chiusura, il pensiero di Silvano Vernizzi, segretario regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità: «Bisogna mettersi in testa, una volta per tutte, che l'antico paesaggio rurale di cui c'è ancora grande nostalgia è destinato a non esistere più. Tra pochi anni, infatti, per la maggior parte degli abitanti del Veneto, quello vissuto sarà un paesaggio industriale, terziario, residenziale. È con questo paesaggio, magari fatto soprattutto di case a schiera, capannoni e centri commerciali, che le nuove infrastrutture da realizzare dovranno confrontarsi e integrarsi. In una specie di valorizzazione reciproca». Nel solco anche l'assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso: «La nuova frontiera nel dotare il territorio delle infrastrutture che servono alla comunità e all'economia è quella del fare e fare bene: noi su questo obiettivo ci siamo già».