NAPOLI, primavera del 1610. Michelangelo Merisi detto il Caravaggio dipinge quello che è il suo ultimo quadro noto: il «Martirio di Sant'Orsola». Il committente è il principe genovese Marcantonio Boria a cui la tela verrà inviata via mare. Ora il «Martirio di Sant'Orsola» torna a nuova vita, grazie al restauro che lo ha riportato alla sua strepitosa drammaticità originaria. E i romani potranno ammirarlo alla Galleria Borghese, nella mostra che sarà inaugurata il 20 maggio dal Ministro Urbani e dal Presidente di Banca Intesa (proprietaria del dipinto) Giovanni Bazoli, sotto il titolo di «L'Ultimo Caravaggio. Il Martirio di Sant'Orsola restaurato» (fino al 20 giugno). Uno dei maggiori motivi di interesse della mostra sta nel fatto che il «Martirio» sarà presentato, nel salone d'ingresso del pianterreno, accanto alle altre opere di Caravaggio esposte nella Galleria Borghese f soprattutto vicino a due quadri dipinti nello stesso periodo: il «San Giovanni Battista» e il «David con la testa di Golia» Tra l'altro va notato che l'autoritratto del pittore come Golia è quasi identico alla figura alle spalle di Sant'Orsola: come ha notato Rodolfo Papa, Caravaggio «anche in esso si ritrae; quasi sovrapponendo il proprio volto al busto di Orsola, ricevendo insieme alla martire il dardo mortale». Insomma, aveva chiara coscienza di dover fare una brutta fine. Il restauro promosso da Banca Intesa ha raggiunto molti risultati importanti. Prima di tutto ha confermato che il quadro è stato dipinto da Caravaggio e non da altri, come si era creduto in passato. Poi ha restituito all'opera le dimensioni originali, modificate da un antico ampliamento. E ha svelato la presenza di una mano, proiettata verso lo spazio dello spettatore, proprio sopra la veste della Santa trafitta dalla freccia scagliata dal re unno. Più che ad un episodio rappresentato realisticamente, Caravaggio sembra qui dar immagine a una sacra rappresentazione e ad un artificio teatrale. Come ha scritto Maurizio Marini, «questo dipinto ha il crisma di una tragedia dal timbro visionario e dal clamore quasi trattenuto (il colore ridotto, in pratica, a tre soli toni: bruno, rosso, terre). Lo splendido profilo classico di Orsola è posto a diretto confronto col ghigno animalesco del re che l'ha colpita con una freccia». Braccato per aver ucciso nel 1606 Ranuccio Tomassoni, Caravaggio nei suoi ultimi anni fuggì di città in città, sempre più leggendario ma anche più «maledetto»: fu a Napoli, Malta, Siracusa, Messina, Palermo e ancora a Napoli. E il «Martirio di Sant'Orsola» è una sorta di drammatico testamento spirituale.
Splendido, drammatico Caravaggio
Il Martirio di Sant'Orsola, dipinto da Caravaggio nel 1610, è stato restaurato e sarà esposto alla Galleria Borghese a Roma. Il dipinto, che rappresenta la martire Sant'Orsola trafitta da una freccia, è stato restaurato da Banca Intesa e ha confermato che è stato dipinto da Caravaggio e non da altri. Il restauro ha restituito le dimensioni originali del quadro e ha svelato la presenza di una mano proiettata verso lo spettatore. Il dipinto è considerato uno dei maggiori capolavori di Caravaggio e rappresenta una tragedia con un timbro visionario e clamore ridotto. Sarà esposto nella mostra "L'Ultimo Caravaggio" insieme ad altre opere del pittore.
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