Roma, 10 lug - Mettere nuovi vincoli al piano regolatore di Roma farebbero tornare indietro la citta'. E' quanto afferma il presidente degli industriali di Roma, Aurelio Regina, in un intervento sul quotidiano Il Tempo. "Da mesi ripeto che la forza della Capitale, il suo impulso acceleratore che non vuole attenuarsi neppure nelle fasi di piu' difficile congiuntura economica sono impressi nella cultura di una citta' che tiene insieme produttivamente le proprie differenze e le proprie articolazioni" afferma Regina sottolineando che "queste articolazioni hanno molti nomi: antico e moderno; industria e servizi; burocrazia e innovazione; centro storico e centralita' metropolitane. In altri contesti, anche di grandi realta' urbane internazionali, questi dilemmi sarebbero stati risolti a vantaggio dell'uno o dell'altro termine: citta' d'arte, vissuta come uno dei piu' stupefacenti musei del mondo, oppure citta' mercato del proprio patrimonio che consuma irrimediabilmente la propria memoria". "A Roma non e' stato cosi', e non si e' trattato di un fatto straordinario, ma di scelte che pure nelle loro difficolta', nelle inammissibili lunghezze temporali, nei troppo complessi iter di approvazione, (ben oltre quarant'anni per un Nuovo Piano Regolatore) hanno realizzato all'interno della sua superficie comunale due terzi di 'open area': il piu' grande spazio aperto non edificabile che una citta' possa vantare in Italia ed in gran parte dell'Europa. Il Piano ha saputo coniugare lo sviluppo della citta' e la sua modernizzazione con la storia, poggiando le sue fondamenta sul quel principio delle "invarianti" che hanno permesso di evitare una crescita puramente numerica di Roma. Porre nuovi vincoli su un territorio ampiamente valorizzato dal punto di vista ambientale, verificato attraverso un lungo percorso che ha visto realizzarsi quattro passaggi fondamentali (le due Varianti, il Sistema Regionale dei Parchi e il Piano Paesistico Regionale), corrisponde ad intraprendere una strada a ritroso, dopo aver gia' compiuto importantissimi salti in avanti". "E' un modo, poi, per contrastare il cammino della legge su Roma Capitale e di tutto il processo federalista avviato, che amplifica enormemente l'efficacia delle politiche urbanistiche, e non soltanto di queste, del Comune nei confronti dello Stato. E' un modo per disorientare le attivita' imprenditoriali che hanno bisogno di verita' e non di compensazioni. Di regole e non di casualita'. E' infine una rinuncia alla certezza del diritto e alla capacita' di riconoscere che non si possono rimettere continuamente in discussione i diritti acquisiti, che restano la base della spinta imprenditoriale. La rapidita' delle decisioni, la chiarezza delle scelte e dei metodi, la considerazione degli effetti reali dell'imposizione di condizioni impreviste - in un parola le vere semplificazioni - nel rispetto delle regole, sono tutti elementi indispensabili a non bloccare opere di urbanizzazione reale, mettendo in isolamento i motori dell'economia di Roma". "Non esiste un problema di dislocazione di spazi e di costruito, ma di comprensione di quanto da tempo sta gia' avvenendo nelle citta' capitali in aree diverse del mondo. Roma deve dunque assumere oggi una funzione di assoluta centralita' politica e imprenditoriale nei nuovi processi di sviluppo, come peraltro sta gia' accadendo, indipendentemente dal ruolo che e' in gioco nelle relazioni fra stati nazionali e governi locali". red-didsambra
UIR: AURELIO REGINA: NUOVI VINCOLI AL PRG DI ROMA CI FANNO TORNARE INDIETRO
Il presidente degli industriali di Roma, Aurelio Regina, ha affermato che mettere nuovi vincoli al piano regolatore di Roma farebbe tornare indietro la città. Secondo Regina, la forza della Capitale è impressa nella sua cultura e tiene insieme produttivamente le sue differenze e articolazioni. Tuttavia, il piano regolatore ha realizzato due terzi di 'open area' nel territorio comunale, il più grande spazio aperto non edificabile in Italia e in gran parte dell'Europa. Regina ha criticato l'idea di porre nuovi vincoli al piano regolatore, che corrisponde ad intraprendere una strada a ritroso dopo aver compiuto importanti salti in avanti.
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