L'intervista Zingaretti: noi e l'Acer vertenza con il governo «No ai vincoli, rilanciare l'allarme di Batelli» Piano regolatore e vincoli della sovrintendenza: «Apriamo tutti insieme, Comune, Provincia e Regione, una vertenza con il governo Berlusconi ». La proposta arriva dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti, dopo l'intervista rilasciata al Corriere della Sera dal presidente dell'Acer Eugenio Batelli. Va raccolto il grido dei costruttori? «Va assolutamente raccolto, con rapidità e decisione, per rispondere alle sacrosante richieste di certezza, regole e diritti che imprenditori e cittadini avanzano nella realizzazione di infrastrutture e servizi necessari alla città». Ha un'idea precisa di quel che si potrebbe o dovrebbe fare? «Certo. Quando le forze istituzionali, economiche e sociali di Roma si sono unite dentro ipotesi di sviluppo, senza ambiguità e su progetti chiari, si sono sempre ottenuti grandi risultati. Non ultimo Roma Capitale. Ora siamo di fronte ad uno di quei momenti: è necessario tornare a proporre quella progettualità e quella concretezza che hanno contraddistinto tutte le fasi di cambiamento del nostro territorio». Un'unione tra le forze istituzionali per arrivare a... «La base di questa cooperazione non può che essere la capacità di aprire una vertenza con il Governo Berlusconi, che non può prima dare poteri e soldi a Roma e poi minare alle radici le possibilità di governare le trasformazioni e lo sviluppo della città con una politica esasperata di vincoli. È il momento di avere coraggio, al di là delle appartenenze politiche». Pensa che il Campidoglio possa essere d'accordo? «Vertenza non è sinonimo di contrapposizione o di rottura. In questa fase ha la funzione di rappresentare gli interessi locali. Va sottolineato che non si può aiutare Roma con leggi speciali e poi paralizzarne l'economia: è una contraddizione». Il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro ha, però, specificato che le leggi speciali non c'entrano con i vincoli. «L'iter legislativo di Roma Capitale darà i suoi frutti nel tempo. I vincoli paralizzano e bloccano l'economia ora e umiliano anni e anni di concertazione democratica della pianificazione urbanistica: in questo senso vanno messi in parallelo». Quali sono i rischi che si corrono? «Il rischio è l'immobilismo, l'accumularsi di segnali che mettono in discussione la possibilità di rilanciare politiche di sviluppo in risposta alla crisi, scoraggiando le scelte di investimento nel momento in cui ne avremmo più bisogno. E quello che è sconcertante nell'ipotesi di vincoli sulle aree edificabili è il metodo, la nebulosità dei tempi». Voi non sedete al tavolo istituzionale al Mibac? «Non è un'esclusione politica: è legato alle attuali competenze». Il Pd romano sostiene che la vicenda è anche legata alle contraddizioni interne al Pdl: che ne pensa? «È un dubbio molto fondato. Ma in questo momento come istituzione vogliamo concentraci sul risolvere i problemi».