Caro Direttore, mi permetta di intervenire sulla questione Expo che tanto dibattito ha suscitato, e giustamente, sulle colonne del Corriere della Sera. Non a caso, nella sua lunga storia fin dalla direzione del mitico Luigi Albertini agli inizi del Novecento, il Corriere è stato lo specchio di una borghesia lungimirante, libera, capace di portare ai vertici del mondo la città di Milano non solo nel campo dell'impresa, ma anche in quello della cultura e del vivere civile. Una borghesia che forse ha dimostrato negli ultimi anni un solo limite, di non maturare fino in fondo una coscienza di classe, in sostanza la coscienza della propria forza e che talora, per tale sottostima, ha abdicato al proprio ruolo politico e al compito di essere modello per tutti gli italiani. Oggi però le cose sembrano cambiate e lo dimostra la passione con cui ci si appresta a questo evento, di cui il Corriere , proprio nella sua funzione di produttore di senso e non solo di produttore di notizie, può e deve essere specchio e, al contempo, motore. Perché, di fatto, come suggeriva qualche giorno fa l'editoriale di Mario Monti, quello che manca all'Italia per uscire dalla crisi sono le date e le parole chiave sulle quali far convergere le energie che ancora permangono nel nostro paese. E l'Expo è prima di ogni altra cosa una data e una parola, cioè un simbolo, sul quale le istituzioni, le imprese, le associazioni, i semplici cittadini stanno già investendo energie e risorse. Sono convinto infatti che l'Expo più che un mero fatto materiale sia un fatto culturale che deve coinvolgere Milano, la Lombardia e tutta l'Italia, e dal quale possono scaturire nuovi modi di pensare l'ambiente che ci circonda o la città nella quale viviamo, nuovi modi di utilizzare le risorse e di fare impresa, perfino nuove forme di convivenza sociale da proporre all'estero. E che presuppone, come sta avvenendo, un dibattito serio, il più ampio possibile, attraverso il quale si deciderà quale fisionomia dovrà avere la città nei prossimi anni, quali saranno le direttrici di un suo futuro sviluppo, che ruolo potrà avere nella rinascita complessiva del nostro Paese. Quando ci sarà consapevolezza, unità d'intenti, quando sarà chiaro a tutti la necessità del progetto in via di definizione, quando il sogno caparbiamente inseguito dal sindaco Letizia Moratti sarà un sogno comune, allora tutti quanti si muoveranno per vincere questa ambiziosa sfida. E, mi creda, la mia ampia premessa non è frutto dell'utopia o di un pensiero irrazionale. Semmai il contrario: la storia della nostra civiltà ci insegna che i popoli e le comunità hanno prodotto le più grandi rivoluzioni inseguendo un sogno, un simbolo, una parola. Per questo motivo, ben venga il manifesto di Davide Rampello, presidente della Triennale, una delle istituzioni più prestigiose d'Italia compartecipata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, un manifesto che ha coinvolto molti degli intellettuali milanesi e di cui si è fatto cassa di risonanza il Corriere; ben vengano gli Stati Generali indetti dal sindaco Moratti e dal presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, aperti alle categorie, alle associazioni, a tutti i cittadini che hanno il desiderio di contribuire alla riuscita dell'Expo; ben venga una discussione pubblica che alimenti il progetto e renda partecipe davvero la comunità. Gli investimenti che si stanno ipotizzando, le infrastrutture che presto verranno realizzate, i fondi che verranno gestiti, sono solo messa in forma di un pensiero che deve precedere e che seguirà la fiera. Da parte nostra, sono convinto che il Ministero per i Beni e le attività culturali, possa dare un contributo fattivo, rendendo possibile il rilancio di alcuni luoghi della cultura, vedi Brera, che da sempre sono stati il vanto di Milano. L'Expo è un'occasione straordinaria per sperimentare nuovi modelli di valorizzazione del nostro patrimonio culturale e per mettere a regime le tante iniziative già presenti sul territorio. Nel caso specifico, la grande Brera che abbiamo deciso di realizzare in concomitanza con l'Expo potrà essere il fiore all'occhiello di un evento che sarà certamente l'esempio perfetto del cosiddetto made in Italy, cioè della filosofia di vita che ha fatto grande l'Italia nel passato e che ancora oggi la rappresenta. ministro per i Beni e le attività culturali