Esiste un luogo da cui ci aspettiamo molto: vogliamo che sia accogliente per i nostri amici, che ci trasmetta serenità, che sia facile da curare, che possieda le erbe aromatiche per le specialità culinarie, che sia sicuro per i giochi dei nostri bambini e fresco da godere nelle afose serate estive. Cosè davvero un giardino? Averlo significa conoscere i ritmi della natura, le esigenze climatiche, ma anche conoscere noi stessi, le nostre abitudini e le tradizioni. Un giardino è un luogo dincontro, è condivisione. Ma se proviamo per un attimo a cambiare prospettiva, e guardiamo il giardino «da fuori» e non solo dallinterno, cosa vediamo? Una piccola tessera del più grande sistema che chiamiamo paesaggio. Non più il paesaggio come una entità astratta, lontana dal nostro vivere quotidiano, modificato solo con grandi opere, in tempi lunghi e con ingenti investimenti. Ma come un grande mosaico la cui bellezza dipende anche dalla realizzazione delle singole tessere, che racchiudono in se un «corredo cromosomico» di grande valore: quello siciliano. Larmonia di queste tessere aiuta a ritrovare la qualità del vivere. Ogni giardino, se è fatto bene, con le piante giuste, i materiali appropriati, seguendo principi e metodi dellesperienza e dellideazione, non è solo un posto piacevole dove stare, ma diventa un contributo importante per la costruzione del paesaggio siciliano. La cultura del giardino siciliano è intrisa del paesaggio agrario, raccoglie le esperienze e il sapere di millenni di storia, di popoli e paesi diversi che ne hanno fatto il luogo della bellezza, dellutilità e della poesia. Ancora oggi «giardino» è per esempio lagrumeto, a volte accompagnato dalla vite o dal mandorlo, dai ciliegi o dal ficodindia, ma sempre associato allimmagine di bello e utile. La Sicilia è stata curata da molti giardinieri speciali. Uno è Giuseppe Whitaker, bravo paesaggista che realizzò giardini guardando ai significati, alle funzioni e allutilità. Il suo giardino dellEden è Mozia: 40 ettari metafora di quello che potrebbe essere oggi la Sicilia: produzione, storia e bellezza. Ciò che distingue un giardino siciliano è difficile da spiegare, perché non è solo il risultato di elementi, sensazioni, materiali, colori ma soprattutto la loro intima percezione. Potremmo dire che sono le piante mediterranee a rendere un giardino siciliano, piuttosto che il "bisuolo" (panca) in ceramiche smaltate, oppure la natura arida di un terreno che per alcuni mesi non sarà irrigato. Potrebbero, è vero, ma la verità è più profonda. Ciò che rende un giardino siciliano è la causa, non leffetto. È la storia della terra, arida, aspra ma sempre accogliente, crocevia di dominazioni e insieme di piante provenienti da terre lontane. È la storia della terra argillosa, dei maestri vasai, dei pittori, delle ceramiche che riproducono una tavolozza di colori forti, presi in prestito dal paesaggio stesso. È la storia delle pietre, bianca e morbida a Siracusa, nera e forte vicino i vulcani, rosa e liscia a Palermo. È la storia della luce, tanto intensa da cancellare le sfumature di colore, stemperate dalla forte insolazione, ma anche la storia delle ombre, dei pergolati di vite, dei cannicciati. È la storia dellacqua, di un bene prezioso raccolto nei bivieri, che corre nelle saie, dalla cui assenza nascono i muri a secco, i terrazzamenti. È la storia dei venti, dei giardini panteschi, dei capperi e dei passiti. È la storia della calura, delle spine del ficodindia e della bellezza della corteccia degli ulivi secolari. È la storia della famiglia, del melograno allingresso di casa per dare il benvenuto agli ospiti ma anche simbolo di abbondanza e prosperità. È la storia del capofamiglia, della Phoenix che sempre accompagna le case padronali. Capire un giardino merita il nostro tempo, valorizza il paesaggio, dimostra quali sono le potenzialità del luogo e soprattutto che racchiude in se qualcosa di importante da curare e da difendere.