Proseguono le iniziative di protesta del direttore del museo darte moderna, Cicelyn: "Continuo a subire limitazioni assurde" Un appello al presidente Napolitano, che ha raccolto oltre 800 firme in poco più di una settimana e un ricorso in carta bollata e durgenza. Ecco le nuove armi che il Madre sfodera contro le limitazioni imposte dal Comune alle serate di intrattenimento. La petizione gira on-line e il volto di Napolitano campeggia sulla home page del sito con la scritta: "Appello al presidente della Repubblica e cittadino di Napoli, Giorgio Napolitano, perché intervenga a favore del museo Madre, e ponga fine alla piccola grande ingiustizia in atto nella sua - e nostra - città". Il sequestro del locale risale al 29 novembre scorso, dopo una serie di blitz della polizia municipale e una denuncia (anche in consiglio comunale) del consigliere di Forza Italia, Raffaele Ambrosino. Il 24 marzo arriva la nuova licenza di agibilità, il 2 aprile il dissequestro e il 18 giugno la sentenza del Riesame che, «cessate le irregolarità rilevate nel corso del procedimento», sancisce anche «la revoca del sequestro preventivo dei locali». Ma il direttore del museo Eduardo Cicelyn non è stanco della battaglia, anzi. «La concessione che mi ha dato il Comune mi vieta di aprire il museo quando organizzo delle serate. È una limitazione assurda», spiega il direttore, che torna a parlare di "persecuzione". Tantè che Cicelyn decide, proprio su questo punto, di fare ricorso, ma non con il rito ordinario. Lo fa in via straordinaria al capo dello Stato. «Ho voluto saltare il Tar, per saltare un livello di giudizio locale. Sono molto deluso da come la città ci ha trattati. Siamo un museo innovativo. Ora tutti ci copiano, siamo stati i primi a organizzare serate di arte e musica e quello che abbiamo ottenuto è stato solo polemiche e la chiusura forzata». E conclude: «Ora è in corso Estate al Madre e io non so se posso aprire il museo agli ospiti. Il mio obiettivo è di riaprire i Madrenalina a settembre e offrire ai ragazzi anche la possibilità di visitare il museo, altrimenti che senso ha?». (cri. z.)