Vergnano indignato: in gioco il destino di 500 famiglie Responsabile il ministro se si dovrà toccare il personale, ma non sarò certo io a prendere una simile decisione Sovrintendente Walter Vergnano, che cosa significa per il Teatro Regio un taglio al Fus del 30 per cento? «Nessun ente lirico, nemmeno la Scala, è in grado di sopravvivere ad un taglio del genere. Una misura che ci sottopone ad un livello di difficoltà insuperabile. È impensabile recuperare un "meno 3,7 milioni". Posso dire con certezza che, a queste condizioni, unazienda sana come il Regio questanno avrà un passivo molto pesante». Si ritorna al vecchio modello dei teatri dopera con deficit strutturali milionari? «Sarebbe il fallimento della politica di risanamento che abbiamo condotto con successo in questi anni. Ma non abbiamo alternativa. Senza fondi pubblici siamo costretti a ridurre lattività lirica e se riduciamo lattività creiamo maggiore disavanzo. Siamo condannati ad andare in rosso». Perché produrre meno significa creare disavanzo? Non si dice sempre che allestire lopera costa troppo? «Perché i costi di allestimento, la compagnia di canto, il regista, lo scenografo, sono inferiori ai ricavi che realizziamo. I grandi spettacoli si ripagano con gli incassi, si autofinanziano. In qualche misura coprono le spese di produzione. Per questo abbiamo scelto, nella stagione 2009-2010, di produrre ancora di più. Abbiamo già un record di richieste da parte degli abbonati. La nostra prima missione è soddisfare questo pubblico». Bondi ve lo impedisce? «Siamo davanti a una precisa scelta politica, mi pare». Dunque, che si fa? «Si continua a tagliare dove si può. Abbiamo il dovere di risparmiare. Ma ormai abbiamo raschiato il fondo. Abbiamo già ridotto pesantemente le attività che, a differenza di quella lirica, hanno costi superiori ai ricavi. Mi riferisco al Piccolo Regio, al programma di conferenze e di audizioni discografiche. Abbiamo scelto di garantire lattività didattica agli oltre 50 mila ragazzi che ogni anno seguono il programma per le scuole, ma abbiamo ridotto i costi degli spettacoli. Abbiamo risparmiato 700 mila euro ottimizzando al massimo il personale». Nonostante le cinquanta assunzioni? «Sì, nonostante quelle. Ce labbiamo fatta. Ora saremmo anche in grado di assorbire il taglio del Comune, ma quello al Fus crea una situazione oggettivamente drammatica». Il prossimo passo potrebbero essere i licenziamenti? «Non sarò mai io a prendere una decisione del genere. Anzi, mi impegno al massimo a tutelare i lavoratori del Regio, ai quali vanno il mio elogio e la mia gratitudine per ciò che hanno fatto in questa gestione, per aver garantito al pubblico, con il loro impegno e la qualità del loro operato, spettacoli di eccellenza. La responsabilità è del ministro Bondi. È lui che ci deve dire quale politica ha intenzione di mettere in atto. Quanti e quali enti lirici vuole che sopravvivano. Cosa vuole? Che si licenzi? Che si chiudano cinque o sette teatri su tredici? Con queste risorse il sistema teatrale esiste solo sulla carta». Tutte le aziende, si può obiettare, di questi tempi attuano piani di ristrutturazione. Perché non i teatri? «Se è così è una scelta del ministro, non mia. Io incontrerò i sindacati per esaminare insieme misure ulteriori di contenimento dei costi del personale. Quel che mi sta a cuore non è assicurare la Traviata a millecinquecento spettatori ma garantire il lavoro alle 500 famiglie che dipendono, tra assunti e indotto, dallamministrazione del Teatro Regio». Prevede scioperi? Sarà un autunno caldo? «I lavoratori negli ultimi anni hanno scelto di manifestare e non di scioperare, per garantire al pubblico ogni minuto di spettacolo. La situazione però ora è gravissima. Quel che hanno intenzione di fare non lo so. Chiedetelo a loro».
TORINO - "Siamo sani, ma Bondi ci condanna al rosso"
Il ministro del Teatro Regio, Walter Vergnano, ha espresso indignazione per il taglio del 30% al Fus, che lo porta a ridurre lattività lirica e aumentare il disavanzo. Vergnano sostiene che il taglio è impensabile e che il teatro non potrà sopravvivere senza fondi pubblici. Ha già ridotto pesantemente le attività del Piccolo Regio e ha risparmiato 700 mila euro ottimizzando il personale. Il ministro sostiene che la responsabilità è del ministro Bondi, che deve decidere quale politica ha intenzione di mettere in atto per i teatri. Vergnano si impegna a tutelare i lavoratori del Regio e a garantire il loro lavoro, ma non esclude l'ipotesi di scioperi.
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