Nel 2007 il documento finanziato con 170mila euro che avrebbe dovuto coinvolgere studenti e writer Ghelfi: furono interventi miseri. Callari Galli: faremo un festival darte di strada Un piano anti-graffiti in Comune cè già dal 2007, con tanto di contributo della Fondazione Carisbo, coinvolgimento delle scuole e degli studenti, laboratori per i ragazzi sulla legalità e spazi a disposizione dei veri artisti che al posto dei pennelli usano le bombolette spray. Non solo: per effetto di una specie di "macchina del tempo amministrativa", si può tornare a due anni fa, nel settembre del 2007, quando Sergio Cofferati annunciò un piano anti-writer da 170 mila euro, con la pulizia dei muri che sarebbe partita dalle strade del ghetto ebraico (oltre a una serie di implicazioni legali per i writer che conquistarono le colonne dei giornali). La pulizia effettivamente iniziò e venne anche diffusa la mappa delle strade coinvolte dalla "maxi-operazione", foto dei restauratori allopera, previsioni di sviluppo del piano. «In realtà, alle strade del ghetto ci siamo poi fermati - dicono da Hera, che allepoca fu incaricata direttamente della pulizia, senza bando e senza coinvolgere la soprintendenza - ma la cifra per lintervento fu di dieci volte inferiore a quella stanziata». Ancora, il progetto prevedeva un protocollo dintesa con le imprese artigiane per un servizio di ripulitura a prezzi calmierati: i cittadini che la mattina trovavano la porta di casa "colpita" dalla firma di un writer avevano a disposizione un numero verde per chiedere lintervento di pulizia a prezzi convenienti. Si chiamava "Ricoloriamo insieme Bologna". «Fu un progetto davvero misero, credo che alla fine siano stati fatti 2 o 3 interventi - dice oggi Loretta Ghelfi, segretario provinciale Cna, partner del progetto - era assolutamente insufficiente, noi lo avevamo detto subito. Lunedì andremo da Delbono a proporre unazione anti-degrado e anti-graffiti basata sul piano del 2000. Allora si prevedeva che ognuno avesse una convenienza a realizzare lopera: sia i privati, che il Comune, che interveniva direttamente con un contributo economico, che le ditte». I piani anti-graffiti sembrano insomma preda di un "eterno ritorno": il progetto iniziato nel 2007 che si trova illustrato sul sito dellistituzione comunale per linclusione sociale e comunitaria "Don Paolo Serra Zanetti", presieduta dallantropologa Matilde Callari Galli, ha già tutte le caratteristiche di quello in discussione in questi giorni, e anche il contributo della Fondazione Carisbo. «Sono previsti da settembre laboratori nei quartieri e nelle scuole di educazione alla legalità e di orientamento sul tema del writing - spiega infatti lantropologa - oltre alla promozione di interventi per la decorazione di superfici murarie di Istituti scolastici pubblici. Abbiamo in calendario anche un festival dellarte di strada per far capire che un conto è sporcare muri e un conto è realizzare delle vere e proprie opere». Non cè niente di davvero nuovo su questo tema ormai affrontato da ogni punto di vista? «Sì, certo, la pulitura delle strade del centro con la sorveglianza di telecamere per poi individuare chi ogni volta insiste a sporcare gli stessi muri. È unidea di questanno». Inediti anche il bando di assegnazione e il protocollo con la soprintendenza, rispetto alla pratica di affidare i lavori ad Hera che poi provvedeva a trovare aziende specializzate che si occupavano di restauro. (e. c.)
BOLOGNA - Loperazione "Muri puliti" è già stata scritta ma il progetto di Cofferati è rimasto sulla carta
Nel 2007, il Comune di Bologna ha finanziato un progetto anti-graffiti con 170mila euro, che prevedeva la pulizia delle strade del ghetto ebraico e la creazione di un piano per la decorazione di superfici murarie. Il progetto era stato proposto da Sergio Cofferati e aveva previsto un protocollo con le imprese artigiane per un servizio di ripulitura a prezzi calmierati. Tuttavia, il progetto è stato considerato "misero" e non è stato realizzato come previsto. Nel 2007, il progetto è stato anche diffuso sulla mappa delle strade coinvolte dalla "maxi-operazione", con foto dei restauratori e previsioni di sviluppo del piano.
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