CAPACI. Via libera al Museo del Mare. La Fondazione, partorita dal Comune, osteggiata dalle opposizioni, messa in forse da un ricorso al Tar, ora può cominciare l'attività. Con un'ordinanza, i giudici amministrativi hanno respinto la richiesta di sospensiva. Il blocco era stato chiesto da tre consiglieri comunali dell'opposizione, rappresentati dall'avvocato Vincenzo Tranchina. Il Comune di Capaci è stato difeso dall'avvocato Gaetano Armao. Il Tar ha dato ragione a quest'ultimo. E così resta in piedi pure il contributo di 4 milioni e mezzo di euro già disponibili. E non è un dettaglio. Perché al di là dei cavilli amministrativi e delle lotte tra forze politiche, proprio il nodo economico sembra centra-!e in questa storia. Che comincia a gennaio. Quando nasce il Museo del Mare, con fondi del ministero dei Beni culturali. L'Ente dovrebbe sorgere al confine con il territorio di Carini, dopo la bonifica di una vasta area e in stretta connessione con il progetto di un porticciolo turistico. Questo almeno nei programmi. Per realizzare il museo e avviarne l'attività sono previsti dieci milioni di euro, di cui uno e mezzo già a disposizione per ogni anno dal 2002 al 2004. Soldi non del Museo, bensì della Fondazione che dovrà gestire il Museo e, dunque, affidare gli appalti. I consiglieri temono che l'affidamento delle gare da parte di una Fondazione privata avvenga al di fuori delle regole degli appalti pubblici. Le lamentele si sono trasformate nel ricorso al Tar. Quelli che non sono piaciuti all'opposizione sono i criteri per comporre il consiglio d'amministrazione. Secondo l'opposizione, in sostanza, «è stato previsto l'inserimento di alcuni componenti senza un corretto criterio di scelta, dando ad una fondazione la possibilità di appaltare opere pubbliche». Appunto. La guerra, insomma, per la gestione dei finanziamenti, concessi dal ministero con la legge 264 del 2002. Di fronte al Tar il Comune di Capaci ha eccepito prima di tutto il cosiddetto difetto di legittimazione ad agire: in altre parole, i consiglieri comunali non hanno titolo per presentare un ricorso. Armao ha rilevato anche che la gestione dei beni culturali attraverso le fondazioni (cioè con un sistema di gestione indiretta) è previsto dall'ordinamento. La Fondazione inoltre secondo Armao ha un vincolo di dipendenza dal Comune per cui è costantemente controllata dall'amministrazione e nonostante sia un istituto privato comunque è sottoposta alla normativa pubblica sugli appalti. Il Tar ha rigettato la sospensiva. Il Museo parte.