La prima parte del piano di governo del territorio che lassessore Carlo Masseroli ha presentato in giunta è un progetto che non può essere liquidato con le solite quattro parole: ci risiamo con la cementificazione. Non si può nemmeno prendere le distanze e passare oltre. Prima di esaminarne i contenuti vale la pena di fare due considerazioni. La prima: la congiuntura attuale di bassissima domanda di mercato se da un lato rende inattuale uno degli obiettivi del piano ledilizia a basso costo dallaltro rende lo scenario degli operatori meno aggressivo, con tutto vantaggio di una riflessione più pacata e minori spinte sullamministrazione. La seconda considerazione è forse di maggior peso politico. È chiaro che il Pgt dellassessore Masseroli, almeno nelle intenzioni, disegna uno scenario urbano allinterno del quale si vogliono definire aree con funzioni precise, si vuol proporre un riequilibrio di parti della città, si vogliono dotare i quartieri dei servizi dei quali hanno bisogno, in particolare del verde, si cerca di utilizzare aree dismesse prevalentemente demaniali il tutto con forte privilegio dellinteresse pubblico. Insomma, un impegno che sembra guardare al rapporto pubblico-privato in maniera assai diversa da quella che è stata la prassi degli ultimi anni: meno disponibile verso gli interessi del blocco edilizio. Velleità? In questo momento unapertura di credito è indispensabile, poi si vedrà. Se queste sono le premesse, il conflitto di principio col piano casa in approvazione in Regione appare insanabile. Il piano casa non guarda in faccia a nessuno, non ha cultura, non si pone grandi problemi, è unoperazione fortemente connotata Lega, chi vuole e ha i soldi allarghi, alzi e ampli senza riguardo alle destinazioni duso: densificare la città come capita capita e accentuarne certamente gli squilibri. Ecco la vera sostanza del dibattito allinterno della maggioranza. La vena populista della Lega le fa dire di no alledificazione sulle piste di allenamento dellIppodromo ma solo per dimostrare che sta dalla parte del popolo e non dei signori, poi però vuole la mano libera nel devastare la città. Questa è la coalizione che governa Milano, questa è la gente che tiene in piedi il governo Berlusconi qui e a Roma: lalleato fedele. Quanto al Pgt di Masseroli, di cose da dire ce ne sono molte. Abbiamo accennato alla connessione tra sviluppo delledilizia e realizzazione di case a basso costo; se ledilizia nel suo insieme, quella privata sostenuta da acquirenti solvibili, non riprende, restiamo al palo e ci restiamo su due versanti: da un lato non ci saranno oneri di urbanizzazione per dar corpo a quelle parti del Pgt che dipendono dalla mano pubblica (verde, infrastrutture viabilistiche, spazi pubblici, arredo urbano), dallaltra non si darà risposta alla domanda di fascia bassa che ha bisogno di case a prezzo contenuto, prezzo al di sotto dei valori di mercato. Ma è da qui che si mette in moto il volano della ripresa e la mobilità del mercato immobiliare. Abbiamo bisogno di un consistente investimento pubblico in edilizia economica: non è una novità per nessuno che gli anni migliori per il mercato immobiliare milanese abbiano coinciso con quelli dellinvestimento in edilizia pubblica. Quanto alla qualità della nuova Milano indicate dallassessore nel suo documento La città sicura di sé, la città vivibile, la città efficiente il discorso non si può esaurire in poche battute. Finalmente si parla di città sicura di sé senza evocare ronde, caserme di carabinieri e ciarpame destro-leghista, ci si confronta forse troppo in alto pensando alle case a basso costo di Madrid o al verde di Copenaghen o alla capillarità del trasporto pubblico londinese: per una volta in un documento pubblico non si sente parlare delle "eccellenze" milanesi ma si tratta di un ambizioso progetto. Finalmente siamo in grado di confrontarci con qualcosa di definito e chi si oppone potrà farlo con critiche puntuali là dove il progetto sembra più debole: la distribuzione delle aree di intervento, alcune scelte di destinazione duso francamente discutibili o molto controverse e la mancanza totale di ipotesi di coordinamento sovracomunale, tanto per cominciare.