La commozione di Obama. La Merkel visita Onna LAQUILA - Per un attimo, in questa piazza Duomo con le gru che sembrano abbracciare la cupola delle Anime Sante, torna unaria di festa. Non cera mai stata, prima dora. Applaudono gli operai in piedi sul cofano delle ruspe, applaudono i vigili del fuoco schierati in parata. Per qualche minuto si può essere quasi felici. È arrivato il Presidente degli Stati Uniti e tutti capiscono che non è qui perché una visita alle macerie bisogna pur farla, visto che il G8 è stato portato in Abruzzo proprio per mostrare al mondo le ferite dellAquila. Tutti capiscono che Barack Obama è davvero impressionato dalla cupola spezzata della basilica, dalle ferite inferte al Duomo, da questa piazza che dopo la notte dei soccorsi ai feriti e della pietà per i morti è diventata il cantiere per la salvezza di uno dei centri storici più belli dItalia. Il nuovo capo dellAmerica è qui per guardare il disastro con i propri occhi, e per offrire un aiuto vero. «Seguo la vostra tragedia fin dal primo momento dice subito vi sono vicino e vi assicuro che gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare lItalia». Si ferma a lungo davanti alla prefettura, con quella scritta, «Palazzo del governo», che sembra un gigantesco Lego spezzato. È lì davanti che si mette in posa con Silvio Berlusconi. Come a voler dire: ecco il documento che dimostra che sono venuto qui e ho potuto quasi toccare la vostra tragedia. Non potrò dimenticare. Ascolta attentamente il premier italiano che gli racconta come saranno costruite le nuove case antisismiche. Guarda in alto, osserva le «fasciature» che i vigili del fuoco, in questi tre mesi, hanno costruito attorno alle chiese e ai palazzi. Si avvicina al sindaco Fausto Cialente, alla presidente della Provincia Stefania Pezzopane, al presidente della Regione Gianni Chiodi . «Vi porgo le condoglianze. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono per tutte le persone che hanno perso coloro che amavano». Poco più di venti minuti, ma il Presidente riesce a stringere la mano a tutti quelli che sono stati ammessi nella piazza. I vigili hanno ancora la polvere addosso, perché solo da pochi minuti hanno fermato i lavori. Barack Obama stringe loro le mani e dice: «Avete fatto un gran lavoro. Dio vi benedica». Silvio Berlusconi lo segue, a volte lo guida mettendogli una mano sul fianco. Poi si stacca per parlare con alcuni terremotati. «Non so dove andrete voi ad agosto, ma io sarò qui». Sembra non avere fretta, mister Obama. Si fa fotografare assieme ai pompieri, agli amministratori, a uomini e donne della Protezione civile. «Sono davvero colpito dalle ferite inferte ai monumenti di questa città». Tutti sono stupiti, quando scoprono di potergli stringere le mani, di presentare e ricevere un saluto. Si ride e forse è davvero la prima volta, in questa piazza martoriata quando Obama si trova al fianco, per una foto, la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, che è una grande donna di piccola statura. Prima dei flash, il Presidente si abbassa allimprovviso, si piega sulle ginocchia per mettersi alla pari. Ride la Pezzopane, ride il Presidente, che sembra quasi scusarsi di questo gesto improvviso con una carezza. «Stefania dirà poi il sindaco Cialente è una grande ammiratrice di Obama. Quando si è abbassato lei lo ha toccato sulla spalla, quasi un teen ager con il suo idolo». Era passato davanti alla Casa dello studente, il Presidente Usa. Ha visto i cumuli di rottami sono ancora lì, e fra il ferro e il cemento ci sono ancora quaderni, libri e magliette delle ragazze e dei ragazzi uccisi e ha detto alla Pezzopane: «I giovani sono il nostro futuro e sono rimasti sotto le macerie». «Dio vi benedica», ha ripetuto a tutti prima di salire sulla jeep blindata. Tutta la piazza e le vie di accesso sono state messe in sicurezza. Il corso centrale, dedicato a Federico II, sembra una galleria, con ponteggi e impalcature che impediscono ai palazzi di cadersi addosso. Misure non certo inutili. Venticinque minuti prima della visita cè stata una scossa di magnitudo 2,0, mezzora dopo unaltra di 2,1. Sono venuti quasi tutti, i capi del mondo, fra quelle macerie che avevano visto soltanto in tv. Il giapponese Taro Aso ha preceduto il canadese Stephen Harper. Si sono messi daccordo con il sindaco per entrare nel centro storico prima dellinizio del G8. Dopo Obama in piazza Duomo è arrivato il leader russo Dmitry Medvedev. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha invece scelto Onna, anche lei prima di mezzogiorno. Appena scesa dallelicottero è entrata nel cuore del piccolo paese 300 abitanti e 41 vittime del terremoto dove le case continuano a perdere pezzi perché la pioggia dilava la malta dalle pietre percosse dal sisma. «È stata una vera signora», dice Franco Papola, presidente della Onlus che è il comitato dei cittadini superstiti. «Era commossa e ha commosso anche noi. Abbiamo camminato lentamente fra le nostre abitazioni distrutte e lei si fermava ad ogni passo per chiedere: "Quante persone sono morte in questa casa? Che età avevano". Poi siamo arrivati alla lapide che ricorda la strage nazista». Era il giugno del 1944 e i tedeschi volevano rubare alcuni cavalli. Ci fu una protesta e diciassette giovani furono ammazzati dai mitra nazisti. «Angela Merkel si è fermata davanti alla lapide, è rimasta in silenzio poi ha fatto un leggero inchino. E ha sussurrato: "E strano che il terremoto che qui ha distrutto tutto non abbia fatto crollare la lapide". Come se dicesse: è giusto che la memoria sia rimasta». Pochi passi per arrivare alla chiesa. Il cancelliere ha voluto entrare, per vedere ciò che resta. Sarà la Germania a ricostruire questa chiesa, che vide le esequie dei giovani ammazzati nel 44. «La visita a questo piccolo borgo dice a Giada, 16 anni, e alle altre ragazze e donne di Onna è un segno a favore di un borgo colpito in passato dalla Germania». Le donne hanno preparato un mazzo di fiori, con girasoli e altri fiori gialli, rossi e neri come i colori della bandiera tedesca. Angela Merkel è in ritardo sul programma, lapertura del G8 è ormai vicinissima, ma si ferma a parlare con le donne. «Dovete avere molta forza», dice a Marzia, una delle più anziane. «Dovete farvi coraggio anche per dare coraggio ai vostri uomini». Le viene fatto un regalo, un piccolo sacchetto con i «fagioli bianchi di Onna». «Non abbiamo molto da offrire dice Franco Papola - in tempi come questi. Ma i fagioli per noi sono una cosa importante. Onna è stato da sempre il grande orto dellAquila. Abbiamo gli orti anche adesso che viviamo qui facendo altri lavori, ma il crollo delle nostre case ha coperto di pietre i nostri pezzi di terra. E poi non tutti hanno la forza di riprendere quelle piccole abitudini che ci facevano stare bene». Anche Angela Merkel è accompagnata da Silvio Berlusconi. Il presidente, entrando in chiesa, dice che sarà difficile un recupero senza abbattimento. I vigili del fuoco ricordano che è vincolata dalla sovrintendenza. Oramai anche Berlusconi è di casa, qui a Onna. È venuto ad accompagnare il papa Benedetto XVI, il Presidente Giorgio Napolitano. Gli onnesi sono pochi, i volti sono diventati familiari. Mentre Angela Merkel sta parlando con le donne, Silvio Berlusconi, accanto allauto, si mette le mani sulle reni e dice: «Sono già stanco. Stanotte mi hanno fare le cinque del mattino». La preparazione di un G8 non è semplice e Carlo, che vive in tendopoli, subito si offre. «Presidente, se vuole riposarsi, cè la mia tenda». Angela Merkel ha però terminato lincontro. «Siate forti. Noi non vi abbandoneremo». Anche Berlusconi assicura: «Ve lo prometto. Onna sarà totalmente ricostruita». Le auto partono verso la caserma del vertice mondiale. Oggi arriveranno anche Carla Bruni e George Clooney. Andranno assieme a visitare la tendopoli di San Demetrio. Altri Grandi visiteranno nelle prossime ore tende e macerie. Resta impressionato anche chi con i terremoti ormai convive. «Siamo abituati ai sisma ha detto il premier giapponese Taro Aso ma vedere questa città colpita, queste opere darte distrutte, è anche per noi uno shock». Per la prima volta, dietro le transenne che proteggono il viaggio delle auto ufficiali, si vedono alcune centinaia di persone. Alla curva fra via XX Settembre e Corso Federico II ci sono le ragazze che gridano: «Ciao Obama» e lui saluta da dietro i vetri blindati. La signora Anna, col bastone, è venuta a salutare il Presidente poi piano piano raggiunge lunico chiosco aperto alla Villa comunale. Guarda la visita in televisione. «Mi piace Obama. Ma spero che in tv facciamo vedere la mia casa, è proprio accanto a piazza Duomo. Non lho più vista, da quel-la sera».
la Repubblica
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JE
Jenner Meletti
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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