LA BATTAGLIA DI MONTECASSINO Dall'inviato a Montecassino Fa un strano effetto, per certi versi inquietante - al di là delle intenzioni degli organizzatori delle manifestazione previste dalla «Settimana della Riconciliazione», in occasione del sessantesimo anniversario della Battaglia di Montecassino, e della distruzione dell'Abbazia - vedere persone (uomini e donne, giovani e in età matura) abbigliate con le divise dei soldati, con mitra e bombe (ovviamente finte) che combatterono aspramente nel maggio del '44, perdendovi in tantissimi la vita. Per fortuna la bellezza del luogo, così profondamente legato a San Benedetto ed alla sua "regola", e così ricco di testimonianze d'arte, prende il sopravvento, insieme con lo splendore dello scenario paesaggistico, e ricaccia in secondo piano i tristi ricordi evocati -ripetiamo: al di là delle intenzioni - dalla visione di "quelle" divise, tedesche o alleate che siano. Le celebrazioni cominceranno oggi, anche se il giorno-clou, la ricorrenza della sanguinosa battaglia, cade il 18, dopodomani, con arrivi di personalità internazionali. Intanto ieri sera si è aperta una mostra che riconcilia con tutto quanto l'Abbazia riecheggia, sia sul versante liturgico che su quello artistico, non trascurando i rimandi storici legati ai fatti bellici del '44. «I tesori salvati di Montecassino - Antichi tessuti e paramenti sacri» è il titolo della suggestiva esposizione, che rimarrà aperta fino al 30 settembre e che simboleggia e racchiude un pezzo di storia dell'Abbazia, dal momento che molti preziosi tessuti liturgici - piviali, pianete, turiboli, paliotti (ce ne sono due molto belli di scuola napoletana il cui disegno è attribuito da molti esperti a Francesco Solimena) e altri oggetti furono portati via - perché si salvassero - nell'imminenza dei bombardamenti dai tedeschi del colonnello Julius Schlegel (a Roma, consegnati al Governo italiano a piazza Venezia, sistemati per una settimana a Castel Sant'Angelo e poi custoditi nel Salone Sistino della Biblioteca Vaticana). Sui camion tedeschi trovarono posto anche il Tesoro di San Gennaro, molti quadri della Reggia di Capodimonte, l'importantissima Collezione numismatica di Siracusa, trasferiti "al sicuro" a Montecassino... Molti di quei tessuti e di quegli oggetti sono stati restaurati e sono tornati a casa, da ieri sono in mostra, ma sono oggetti d'uso nel senso che per alcune funzioni particolarmente solenni quei paramenti - davvero preziosi per i loro ricami, ornamenti, disegni e manifattura - vengono normalmente adoperati per dare lustro alla cerimonia. La mostra è stata illustrata dall'Abate di Montecassino, Bernardo D'Onorio, che il 21 sarà consacrato Vescovo, dalla curatrice, Roberta Orsi Landini, da don Pietro Vittorelli, ideatore e coordinatore, e dal sindaco di Cassino, Bruno Scittarelli, presidente del Comitato per le Celebrazioni. La mostra (ottanta "pezzi" - tessuti in oro e argento, ricami impreziositi da gemme, sete, velluti, damaschi arricchiti da perle, vesti sacre, ma anche codici manoscritti, tavole dipinte e miniature - che mettono in risalto i simboli del potere e della cultura religiosa che, nel corso dei secoli, hanno avuto come luogo di riferimento l'Abbazia di Montecassino) merita una salita mozza-fiato all'Abbazia perché è un viaggio - ricco di interesse - nella storia e nell'arte, nella spiritualità e nella cultura, nella fede e nella realtà, nella pace e - sessant'anni fa - nella guerra.