Le indagini Abbiamo chiesto a Marco Ciatti, direttore sezione dipinti dell'Opificio delle pietre dure, informazioni sul restauro. «Le prime analisi sono cominciate nel 1997 e il restauro, grazie al contributo di Arteria, nel 2005. Ora la pulitura è conclusa, il crocefisso sarà presentato a fine anno. Hanno restaurato l'opera Paola Bracco e Ottavio Ciappi, con Anna Marie Hilling». Dove sarà collocata la croce? «È un problema da affrontare e risolvere con la soprintendenza. Il Crocefisso si trovava nella sacrestia di Ognissanti, prima in controfacciata, ma in origine era stato collocato sul tramezzo da dove venne tolto dal Vasari che, attorno al 1564-66, rifece l'interno della chiesa». Come è stato effettuato il restauro? «Per rimuovere gli strati di nero, polveri e fumi grassi che rendevano illeggibile l'opera, abbiamo messo a punto solventi acquosi in grado di non intaccare la base pittorica a tempera. La pulitura è stata fatta al microscopio e ha rivelato una pittura in ottimo stato: Giotto qui cambia tecnica rispetto alla croce di Santa Maria Novella, dove aveva usato un fondo di terra verde sotto l'incarnato; qui usa un verde leggero e molte volte dipinge direttamente sul bianco del gesso steso sul lino incollato alla tavola». Ci saranno altre scoperte? «Quando faremo la riflettografia scopriremo il disegno preparatorio di Giotto che, come suggerisce Cennini, era fatto con due tipi di pennello, uno appuntito e uno mozzetto. Possiamo dire che il restauro ci ha rivelato un'opera di altissima qualità, che ci porta a dover riaffrontare il problema del cosiddetto 'Parente di Giotto'».