I dati dellIstituto di urbanistica: a Milano e provincia il consumo di suolo è in crescita La campagna milanese è passata in minoranza. Fino al 1999 era agricolo il 52,3 per cento del territorio agricolo della provincia. In soli sei anni la percentuale è scesa al 48,8. È come se nel frattempo fosse stata costruita unaltra città grande quanto mezza Milano. Oppure - se si preferisce - come se, ogni due giorni, si fossero costruite lequivalente di tre piazza Duomo. I dati, suggestivi, sono ricavati dal primo rapporto dellosservatorio nazionale sui consumi di suolo, presentato ieri da Legambiente, dal dipartimento di architettura del Politecnico e dallIstituto nazionale urbanistica. Lo studio riguarda quattro regioni italiane: oltre alla Lombardia, lEmilia Romagna, il Piemonte e il Friuli. Tra le province lombarde, quella di Milano registra la più bassa "velocità di urbanizzazione pro capite": il cemento avanza a ritmo più contenuto. Ogni milanese perde 2,2 ettari allanno, la metà della media regionale (- 4,7) e quasi sette volte meno che nella provincia di Pavia (-13,4). Ma gli amanti del verde non possono rallegrarsene: significa solo che il Milanese è già saturo di palazzi. Urbanizzato è il 42 per cento del territorio (contro il 39 del 1999), percentuale che scende al 29 in provincia di Varese, al 15 a Lecco, all11 a Mantova, al 10 a Cremona. È nelle province agricole del Sud che la città avanza a tassi di crescita più elevati, per effetto della spinta espansiva di Milano, che ha visto i suoi abitanti riversarsi sempre più lontano dal centro. Non a caso, la crescita edilizia più elevata si riscontra, oltre che a Pavia, nel Lodigiano (dove ogni abitante perde ogni anno 10,1 metri quadrati di verde agricolo), nel Piacentino (qui la velocità di trasformazione è al secondo posto tra quelle considerate nella ricerca, con un tasso di 26,8 metri quadrati persi ogni abitante), e in provincia di Novara, che ha visto un incremento delle superfici urbanizzate pari al 9,3 per cento tra il 1991 e il 2001, il più consistente in Piemonte. Oltre allarea urbana e agricola cè un 9 per cento di territorio, nel Milanese, fatto di corsi dacqua, zone umide, e aree "seminaturali". Anche questa porzione di territorio rischia di finire inglobata nella metropoli. A rischio, però, sono soprattutto le aree agricole. «Per il futuro - prevede Paolo Pileri, docente del Politecnico - la crisi potrà frenare lespansione: cè molto invenduto nel patrimonio immobiliare. Ma i veri decisori sono i comuni: se continuano a considerare il suolo come un piccolo tesoretto da cui ricavare oneri, la città continuerà ad avanzare allinfinito. Le conseguenze le vediamo in questi giorni, con Milano paralizzata per la pioggia: se ci fossero state più superfici permeabili ci sarebbero stati meno problemi. Meno boschi significa anche più caldo e meno capacità di "sequestro" dellanidride carbonica. Lo si consideri in vista dellExpo».
URBANISTICA - MILANO. Il cemento soppianta la campagna verde in calo da 52 a 48 per cento
I dati dellIstituto di urbanistica mostrano che il consumo di suolo in Lombardia, in particolare a Milano e provincia, è in crescita. La campagna milanese è passata dal 52,3% di territorio agricolo nel 1999 al 48,8% nel 2005. Questo significa che il suolo agricolo è stato costruito su un'area equivalente a metà di Milano. I dati sono stati raccolti dallo studio "Rapporto nazionale sui consumi di suolo" di Legambiente, Politecnico e Istituto nazionale urbanistica. La provincia di Milano registra la più bassa "velocità di urbanizzazione pro capite", con ogni milanese che perde 2,2 ettari all'anno.
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