«Contrordine: si torna a Roma»: ieri attorno a mezzogiorno, una telefonata giunta direttamente da Palazzo Chigi ha ordinato a un convoglio di camion di rientrare nella Capitale. Il prezioso trasporto non poteva arrivare fino a L'Aquila: «Troppo rischioso. Le scosse di terremoto potrebbero distruggere tutto». E così, al convoglio non è rimasto altro che invertire la rotta, all'altezza di Tivoli, e rientrare, con molta cautela. Tre statue pregiatissime erano state identificate dallo staff del premier per adornare i locali che ospiteranno, tra poche ore, l'apertura del G 8. E stata una ricerca difficile, durata settimane, e che, alla fine, si era concentrata su tre autentici capolavori anche se poco noti al grande pubblico. Un "Apollo Chigi", proveniente da Castel Porziano (nella foto), e custodito nel museo di Palazzo Massimo è il più pregiato: tanto delicato da aver subito già tre interventi di restauro (a un braccio, al tronco e alla gamba destra). Poi c'è una bellissima "Niobide Morente", di solito visibile nello stesso museo. Infine una "Musa Velata" considerata dagli esperti di minor pregio. Il lavoro preparativo era stato, come di consueto in situazioni simili, accurato: erano state riprodotte gigantografie a grandezza naturale di ciascuna dèlle tre statue. Le immagini erano poi state affidate agli architetti perché ne controllassero la collocazione all'interno dei locali prescelti. L'incertezza ha regnato, però, a lungo: sarebbero state in grado le tre statue di sopportare eventuali scosse? Soprattutto la prima avrebbe resistito nei punti sottoposti a un intervento di recupero? Nello scorso fine settimana la decisione sembrava essere stata presa: uno staff di esperti ha imballato i tre capolavori, li ha caricati il su camion speciali, li ha affidati ad alcuni esperti delle Belle Arti (la cui presenza, in trasferimenti del genere, è imposta dalle compagnie di assicurazione). Tutte operazioni condotte da specialisti e molto costose. Ieri mattina il convoglio si è messo in moto. Eppure, a Palazzo Chigi, qualcuno non era ancora del tutto convinto della scelta: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta? A metà giornata la decisione di bloccare tutto. Il rischio era troppo elevato: tra la notte e la prima mattinata, infatti, si erano registrate altre scosse dello sciame sismico. Da qui l'ordine di un inunediato rientro che ha provocato sconcerto non solo tra gli addetti al trasporto, ma anche alle forze dell'ordine che non hanno visto arrivare il convoglio cui era stata predisposta una corsia preferenziale all'interno della zona rossa. E' scattato, allora, il piano B, previsto anche in questo caso. A L'Aquila sono state spedite d'urgenzatra delle macchine disegnate e costruite da Leonardo Da Vinci. Copie, però.