capolavori dell'arte abruzzese e le opere salvate e il laboratorio di restauro «Ho scelto di chiamarla "L'Aquila bella non po' perire mai", con le parole di un saggio del Cinquecento. Perché ci vuole anche saggezza e gentilezza in questa immane sciagura. E quella citazione antica è anche un rimando alla storia gloriosa che la città ha sulle spalle». Alessandro Nicosia ha lasciato il suo «regno» romano, quel Vittoriano che con il suo marchio, «Comunicare organizzando», ha trasformato in una fucina di mostre-evento, dal Picasso degli anni romani alla più grande rassegna su Giotto attualmente in corso. Invece sta qui, nella caserma di Coppito, per mettere su la sua rassegna più «forsennata», per i tempi stretti e per la scommessa di lavorare là dove tutto, novanta giorni fa si è sbriciolato, «Ma è un dovere civico e me lo assumo con entusiasmo», dice Nicosia. E racconta tutto d'un fiato, correndo come sempre, le quattro sezioni in cui si articola la rassegna. «La prima sezione è in collaborazione con la facoltà di Lettere dell'Università dell'Aquila. Ed è la storia di questa città, artistica e religiosa. È l'avventura di Celestino V, dei Francescani, per esempio. I Grandi della Terra avranno di fronte la Bolla del Papa raccontato da Dante, quello che fece il gran rifiuto ma anche la scultura del Signore di Amiterno. Nella seconda sezione, le opere che si sono salvate da chiese e palazzi distrutti, come la Madonnina di Onna, restata indenne nonostante la chiesa sia andata in pezzi». I filmati che caratterizzano le sue esposizioni in questo caso saranno ancora più necessari. «Saranno un modo per far parlare chi ha vissuto e vive l'emergenza. Scorreranno le immagini dei vigili del fuoco, 400 foto documento del disastro. Ma anche la video-testimonianza di Paolo Paolucci, un dipendente dell'agenzia del Catasto dell'Aquila». Work in progress nella terza sezione. Farà toccare con mano il nostro primato in una competenza che esportiamo nel mondo. «Una decina di opere vengono restaurate in diretta da specialisti dell'istituto Centrale del restauro in collaborazione con l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ecco il laser all'opera, ecco i tamponi per la pulitura, ecco le operazioni di microchirurgia per rattoppare, consolidare, risistemare dipinti e sculture, marmi, legni, oreficerie», anticipa ancora Nicosia a Il Tempo. La quarta sezione, in inglese e italiano, è il film di L'Aquila com'era e com'è ora. «Quarantacinque pannelli e schede, tanti quanti sono i monumenti che istituzioni e Paesi potranno adottare. Sullo sfondo uno schermo gigante proietta la cupola delle Anime Sante semidistrutta dal sisma. E in quel guscio rotto le figure dei vigili del fuoco, appesi ai cavi come acrobati per i primi interventi di ricognizione. La Cupola del Valadier testimonial del Bel Paese offeso e da risanare».