Jacomuzzi (Sei) e la cessione della Bollati: perso un giacimento culturale Noi siamo una casa editrice molto particolare: lideale vince ancora anche se non trascuriamo i conti Vanno conservati i patrimoni dei libri e delle illustrazioni come ha fatto lUtet col Dizionario di Battaglia Resistono in pochi alla colonizzazione editoriale da fuori Torino. Dopo lEinaudi, comprata da Mondadori, e dopo la Utet, di fatto traslocata a Novara, ieri è stata la volta della Bollati Boringhieri. Acquistata dal gruppo Mauri Spagnol, il prestigioso marchio creato da Paolo Boringhieri nel 1957, e in seguito rilevato da Giulio e da Romilda Bollati, passa il testimone a Milano. Anche se la sede verrà mantenuta sotto la Mole. Non tutti, però, cedono. Sopravvive la Lattes, non passano la mano le tante case editrici piccole e vivaci, pur tra i vari travagli che devono affrontare. E tra quelle di un certo peso, ricche di storia, una storia che comincia con don Giovanni Bosco e corre lungo tutto il Novecento, risalta la vecchia Sei. Ossia la Società Editrice Internazionale. A Ulisse Jacomuzzi, amministratore delegato del marchio dei salesiani, domandiamo: qual è il segreto per continuare a esercitare da torinesi il mestiere di editore, nonostante le difficoltà non da poco incontrate in passato? «Noi siamo una casa editrice molto particolare, sentiamo molto la nostra mission. Dobbiamo fare i conti con i bilanci, certamente, ma lo facciamo con una forte idealità che ci viene da don Bosco. La nostra è uneditoria di servizio nel senso alto della parola: la pedagogia, la formazione, leditoria scolastica che costituisce il 90 per cento della nostra produzione. Abbiamo dei valori, in sostanza. E i valori non sono in vendita». Lei ha lavorato alla Utet. Finita nellorbita della De Agostini, tra un taglio e laltro, collane di classici comprese, ha perso parecchio della sua fisionomia, oltre che la sede storica di corso Raffaello. Che cosa ne pensa? «La perdita della proprietà di questi marchi editoriali rappresenta un forte depauperamento per Torino. Ora si tratta della Bollati Boringhieri, ieri si è trattato della Utet. In questo ultimo caso, inoltre, mi stupisce il fatto che il suo giacimento culturale non abbia interessato alcuna istituzione pubblica, con lo scopo di preservarlo «. La Utet, la più antica casa editrice italiana, fondata come fu nel 1791, aveva un notevole patrimonio di illustrazioni di libri per ragazzi. Come peraltro avete voi, che li conservate gelosamente. Che fine avranno fatto? «Non so che fine abbiano fatto, ma mi auguro che siano sempre alla Utet. So invece che le carte, le schede, del Grande Dizionario della Lingua Italiana di Salvatore Battaglia sono adesso conservate presso lArchivio di Stato di Torino. Meno male, almeno per questo lascito importante». La Sei ha compiuto cento anni di vita nel 2008, celebrati con una bella mostra a Palazzo Barolo. Dai tempi di don Bosco, che nel 1859 aveva creato la Società per la diffusione della buona stampa, al luglio 1908, quando venne costituita la Società Anonima Internazionale, di acqua sotto i ponti del Po e della Dora, come si suole dire, ne è passata tanta. Ma la Sei è ancora qui. Come ci siete riusciti? Come avete evitato la vendita o la cessazione delle attività nei momenti peggiori? «Abbiamo tenuto duro nei tempi difficili, quando i bilanci della società editrice non erano sicuramente rosei. Abbiamo resistito, insomma, proprio restando fedeli ai nostri valori. E abbiamo continuato a lavorare, determinati e convinti in quello che facciamo. Oggi la nostra editoria salesiana è viva, continua a esserci, qui a Torino».
TORINO - "Fuga delleditoria, enti pubblici assenti"
La casa editrice Bollati Boringhieri, fondata da Paolo Boringhieri nel 1957, è stata acquistata dal gruppo Mauri Spagnol e successivamente rilevata da Giulio e Romilda Bollati. La sede della società verrà mantenuta a Torino, ma la casa editrice passa il testimone a Milano. La Sei, un'altra casa editrice torinese, ha compiuto cento anni di vita nel 2008 e continua a esercitare il mestiere di editore nonostante le difficoltà incontrate in passato. La Sei si distingue per la sua editoria di servizio, che costituisce il 90% della sua produzione, e per i suoi valori, che non sono in vendita.
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