Il 20 settembre dieci riflessioni no-stop sui decennali del '900 «.9». Per dire che a Bologna si può fare cultura gratis. Liniziativa è partita da unidea di Alberto Melloni, erede intellettuale della Fondazione per le Scienze religiose «Giovanni XXIII» fondata da don Dossetti e cresciuta con Giuseppe Alberigo. Unidea semplice: Bologna produce cultura - molta e di qualità - prima ancora di consumarla. E chi fa cultura può diffonderla a costo zero. Così nasce la formula del non-festival bolognese: una giornata, domenica 20 settembre, di cultura regalata, con dibattiti ad ogni ora, tra il museo medievale e lOratorio dei Filippini. Una sfida allItalia della cultura festivaliera con ospiti a pagamento. «Non sono contrario ai festival, ma il rischio è di finire nelle braccia delle società di promozione di eventi con alti costi», spiega Melloni. «Per fare cultura non è necessaria questa mediazione e lo dimostreremo. Bologna è città molto ricca, non cè bisogno di molto. A noi sono bastate quattro telefonate. Funzionerà? Lo deciderà il pubblico». I promotori sono le fondazioni: per le Scienze religiose, Marconi, Corriere della Sera, Johns Hopkins, dipartimento di Storia dellAlma Mater, Università Levi, Fondazione per la collaborazione tra i popoli, Bologna FC. «Punto nove» offrirà dieci riflessioni su momenti storici del 900 avvenuti nei decennali. Cucci sul Bologna, nato nel 1909; Gabriele Falciasecca sugli esperimenti di Marconi del 1919; Ferruccio De Bortoli sulla crisi del 1929; lo storico de Bernardi sullavvio della seconda guerra mondiale nel 1939 e Giuseppe Ruggeri sulla scomunica dei comunisti nel 1949. Il 1959 è lanno dellannuncio del Concilio Vaticano II, e ne parlerà lo stesso Melloni, il giuslavorista Umberto Romagnoli ricorderà dellautunno caldo 69, Filippo Andreatta presenterà la rivoluzione islamica del 1979. Infine, Prodi sullEuropa, Guccini e il rettore di Urbino, Stefano Pivati su De Andrè. Il messaggio è in positivo, in una città che, come molte altre, è capace «di investire in eventi di consumo della cultura più che nei luoghi in cui la cultura si produce». Inevitabile il pensiero ai nuovi assessori e alle deleghe decise da Delbono. «Mi sembra che sia stata una moltiplicazione dei pani e dei pesci, una cosa buona, promettente», commenta Melloni. «Vedremo poi quanti pani e quanti pesci ci saranno».