L'architetto Il progetto «L'asse che va dalla Triennale fino alla Rotonda della Besana andrebbe interamente pedonalizzato». Un sentiero verde nel centro? «Un sistema di spazi, istituzioni, centri di formazione e produzione del sapere. Un grande viale della cultura». L'architetto Stefano Boeri immagina così la trasformazione del cuore di Milano di qui all'Expo: «È un tema cruciale». Intanto, definiamolo. «Stiamo parlando di un percorso di 1,3 chilometri che passa in mezzo a quartieri residenziali ed è sfiorato da assi stradali importanti, come via Tadino e via Larga». E unisce i centri della cultura. «Un patrimonio. Triennale, Castello Sforzesco, Dal Verme, Piccolo Teatro e Scala, Arengario, Palazzo Reale, Biblioteca Sormani e Tribunale che io vedo diverso fino alla Besana e domani, chissà, a Porta Vittoria. Una grande zona dove pensare e ripensare la città». Il maestro Claudio Abbado ha pensato a 90 mila alberi: potrebbero essere piantati lungo quest'asse? «Si potrebbe accogliere un'alberatura vasta, certo. Via Dante, ad esempio, potrebbe iniziare ad avere sistemi fissi, non solo piante in vaso». Diceva del Tribunale, architetto: nei prossimi anni l'edificio sarà liberato dall'amministrazione della giustizia. «È un palazzo perfetto per ospitare un museo dell'immagine e dell'arte visiva. L'edificio è tre volte il Beaubourg». Le isole pedonali sono a volte richieste, altre osteggiate. Ma servono? «Se gestite in modo intelligente, piccole isole 'mirate' migliorano la qualità della vita: potrebbero far rinascere, ad esempio, via Marghera e via Conca del Naviglio. Mi spaventano invece le perimetrazioni estensive, perché rischiano si penalizzare un pezzo di vita quotidiana comunque legato all'uso dei mezzi privati e di trasformare i centri storici in centri commerciali a cielo aperto, con ampi posteggi all'esterno». A. St.