Il caso Le opere ancora a Torino Gli Agnelli dicono no, un'altra volta: i gessi di Canova non torneranno a Treviso. È una storia lunga quasi quarant'anni quella dei bassorilievi dell'artista di Possagno. Prima di essere asportati dalla loro collocazione originaria, nel 1971, erano parte integrante di Villa Franchetti, a Preganziol. Un patrimonio artistico e culturale da quasi 5 milioni di euro che, dopo una serie di passaggi di proprietà, finì nelle mani della famiglia piemontese all'inizio degli anni '90. La Provincia di Treviso non si è mai arresa, e dal 2004 chiede di poter tornare in possesso, anche in comodato d'uso, della preziosa rappresentazione del Ciclo di Socrate. Invece, nonostante la Soprintendenza avesse vietato la vendita delle opere ancora nel 1965, un'inchiesta della procura e l'intermediazione del procuratore Antonio Fojadelli, gli Agnelli non intendono perdere i gessi canoviani per riconsegnarli alla Marca. Due anni fa si era anche formato un comitato che chiedeva di riportare i bassorilievi nel loro sito originale, ma a nulla sono servite le pressanti domande: gli Agnelli risultano legittimi proprietari, pur protagonisti di un contenzioso sull'eredità artistica dell'Avvocato, e ieri hanno inviato la seconda negazione. L'ente provinciale si era già costituito parte offesa quando il presidente era l'attuale ministro Luca Zaia. Dopo l'improvviso ritrovamento dei gessi, dati per scomparsi, nella residenza sui colli torinesi della famiglia, era intervenuto per rivendicare il diritto della Marca di tornare in possesso delle quattro opere. Zaia si era successivamente speso per trovare un accordo, ma in questi cinque anni di silenzio nulla di nuovo è emerso dai contatti fra le due parti. E oggi, quando già si pensa a trasformare Villa Franchetti in una sede universitaria, il ritorno del Ciclo di Socrate significherebbe un traguardo importante, un motivo di grande prestigio per l'edificio e per il territorio: anche in comodato d'uso, pur di poterli ammirare nella loro collocazione originaria. La parola conclusiva spetta al ministero, che deciderà quale villa, piemontese o trevigiana, dovrà brillare della luce dei gessi canoviani: se prevarrà la pubblica fruizione, tesi sostenuta dall'ente provinciale, Villa Franchetti potrà riavere i suoi «tesori».