I n qualità di rappresentanti di istituzioni culturali private e pubbliche del nostro Paese rivolgiamo un appello al governo perché, attraverso nuove regole di sostegno, il nostro settore possa tornare ad agire da vero contributore della ripresa e dello sviluppo della nazione. In questi giorni il cinema, lo spettacolo dal vivo, la lirica, la danza stanno attraversando momenti di apprensione in attesa delle decisioni del governo sulla dimensione di tagli alla spesa. Ma non è solo questo che ci angoscia. L'assenza di una visione strategica dell'intreccio e della fertilità di un incontro tra cultura e turismo di un progetto che assegni il ruolo che merita alla cultura di cui è ricco il nostro Paese, provoca un inadeguato sfruttamento dei nostri giacimenti culturali e dunque di una leva formidabile per il bilancio della nostra economia. Nel dire questo ci riferiamo a un universo identitario di circa 6000 aziende distribuite sul territorio nazionale con 200 mila lavoratori (artisti, tecnici, maestranze altamente qualificate, impiegati etc.) che va dalle imprese creative alle giovani associazioni e che deve e vuole fornire l'humus culturale per il rilancio complessivo del Paese. Diversamente da quanto previsto per altri settori della produzione nazionale e locale, altrettanto vitali per questo nostro Paese, per la cultura e per lo spettacolo che ne è parte integrante, il governo non ha proposto nessun tipo di sostegno, anzi, sono stati effettuati tagli di bilancio e del principale strumento strutturale di finanziamento pubblico che è il «Fus» (Fondo unico dello spettacolo). Tutte le società del nostro settore saranno costrette a una riduzione rilevante dell'attività con conseguenti perdite di moltissimi posti di lavoro per artisti, maestranze e per tutti coloro che lavorano nell'indotto. Per fare questo è necessario che le «imprese creative etiche» piccole, medie e grandi, rafforzino i propri strumenti, anche innovativi per il nostro settore (finanziamenti, regolazione, deduzioni e detrazioni d'imposta, defiscalizzazione), complici del governo che le rappresenta e non nemiche di chi con delega elettiva di rappresentanza dovrebbe garantire a tutta la popolazione non solo il diritto al lavoro ma la libera fruizione dei «beni primari» considerati tali dalla nostra Costituzione (e la cultura è uno di questi), che sono l'essenza del consesso civile e che vanno trasmessi a chi viene dopo di noi. Andrée Ruth Shammah, Marco Lucchesi, Vincenzo Monaci, Piero Maccarinelli, Giorgio Albertazzi, Marco Balsamo, Luca Barbareschi, Giorgio Battistelli, Ferdinando Bideri, Vittorio Bo, Giancarlo Bosetti, Piero Celli, Cristina Comencini, Maddalena Crippa, Pippo Delbono, Rossella Falk, Geppi Gleijeses, Anna Maria Guarnieri, Tullio Kezich, Gabriele Lavia, Giancarlo Leone, Dacia Maraini, Massimo Monaci, Umberto Orsini, Moni Ovadia, Riccardo Pastorello, Michele Placido, Massimo Popolizio, Guendalina Ponti, Davide Rampello, Maurizio Scaparro, Giancarlo Sepe, Giampiero Solari, Peter Stein, Roberto Toni, Riccardo Tozzi, Armando Trovatoli, Franca Valeri, Giuseppe Viggiano, Massimo Vitta Zelman