Lo stop sull'Agro Romano I costruttori allarmati da voci su altri cinque vincoli in arrivo Il sindaco: Bondi poteva avvisarci «Ma non c'è nessun teorema, il ministero era alle strette» Smentiti i sospetti di una guerra intestina tra An e Fi «Non vedo teoremi politici» Gianni Alemanno smorza le polemiche sul procedimento per il vincolo dell'agro romano avviato dal ministero dei Beni culturali. Epperò, non nasconde che «una telefonata, un incontro con Bondi me lo sarei aspettato». Eterno dilemma, la tutela paesaggistica, che si trascina da decenni: «Centoventi osservazioni - ricorda il sindaco di Roma - elaborate quando a capo del dicastero era Francesco Rutelli, del tutto ignorate dal Comune e dalla Regione». Risultato: «La questione è covata sotto la cenere - valuta Alemanno - , il ministero si è trovato alle strette, con una procedura già istruita, e Bondi ha dovuto difendere il suo mandato». Da capire, adesso, quale sia il margine di trattativa nel tavolo a tre (Campidoglio- Mibac-Regione), in programma la prossima settimana. Soprattutto sulle competenze, Alemanno è poco incline al negoziato: «Il vincolo non può sostituire le funzioni comunali in materia di urbanistica ». Tradotto: no alla salvaguardia tout court , a prescindere dal pregio ambientale, e sì alla difesa delle aree agricole «belle». A preoccuparlo è «il vecchio contenzioso istituzionale, si pensi a quanto ci è voluto per abbattere il muretto tra il foro romano e i fori imperiali, che rischia di cancellare quindici anni di piano regolatore ». Due, i temi che Alemanno rilancerà all'incontro con Bondi: primo, «non mettere in discussione i diritti acquisiti: se la Soprintendenza decide per l'inedificabilità, che sia condizionata, per esempio con adeguamenti di carattere estetico». Sarebbe un modo per salvaguardare gli interessi di alcuni costruttori (si erano fatti i nomi di Caltagirone e Santarelli) che stanno già lavorando in quella zona. Alemanno insiste: «Non cadiamo in discorsi del tipo: questa area sì, questa no. Si rischia di aprire una diatriba infinita». Secondo aspetto, appurare l'effettiva qualità dei siti: «Molte zone - sottolinea Alemanno di fatto sono 'relitti agricoli', pratoni abbandonati con costruzioni intorno: luoghi che vanno recuperati, destinandoli all'housing sociale». Soluzione condivisa da Eugenio Batelli: «In quel quadrante (Laurentina, Ardeatina, Gra e Pomezia) - ricorda il presidente dell'Acer - sono previsti 1.200 alloggi in affitto convenzionato, oltre il 20 dei 5.700 finanziati dalla Regione». Ma ad allarmare l'associazione dei costruttori sono, in primis, le «voci di altri cinque vincoli, che la Soprintendenza starebbe pensando di istituire». Ipotesi rimbalzata anche a Palazzo Senatorio: «Le 120 osservazioni - precisa Alemanno - riguardano tutto il territorio: è importante prevenire situazioni analoghe». In attesa che il nodo sia sciolto, i costruttori sfogano il loro disappunto: «Un miliardo di euro di investimenti bloccati - denuncia Batelli - e il rischio della paralisi per un settore che, a Roma, rappresenta il 25 del Pil».
Lo stop sull'Agro Romano. I costruttori allarmati da voci su altri cinque vincoli in arrivo
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha smentito i sospetti di una guerra intestina tra il Comune e il ministero dei Beni culturali sulla procedura per il vincolo dell'agro romano. Alemanno ha affermato che il ministero si è trovato alle strette con una procedura già istruita e che Bondi ha dovuto difendere il suo mandato. Il sindaco ha anche sottolineato che il vincolo non può sostituire le funzioni comunali in materia di urbanistica e che non mettere in discussione i diritti acquisiti è fondamentale. Inoltre, Alemanno ha chiesto di appurare l'effettiva qualità dei siti e di recuperare aree agricole abbandonate per destinarle all'housing sociale.
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