Tra dio Sole e barbari comincia il viaggio lungo i bastioni che vegliano la Storia Ledificazione dellimmensa cinta iniziò nel 271 d.C. e finì in soli quattro anni Una velocità strabiliante Limperatore Aureliano spese gran parte della sua vita a difendere Roma dalle invasioni dal nord PARTE da oggi un lungo viaggio con lo scrittore che ci accompagnerà tutta lestate alla scoperta di uno dei tesori di Roma, le Mura Aureliane. Emanuele trevi Viste dallalto, possono far pensare a un grande serpente tropicale, con la testa e la coda al fresco nella corrente del fiume. Una volta segnavano il limite estremo della città, ora stanno al suo interno come una vena o un osso stanno dentro un corpo. Di sicuro, le Mura Aureliane sono un monumento antico unico al mondo. Uninfinità di romani le attraversa ogni giorno in un senso o nellaltro, senza farci caso, senza rendersi conto se sta procedendo dallinterno allesterno, o viceversa. Percorrerne tutta la cerchia superstite è unavventura, una specie di trekking urbano che bisognerebbe fare almeno una volta nella vita. Procedendo di porta in porta, lungo un arco lungo poco meno di una ventina di chilometri, è limmagine stessa della città che inizia a modificarsi una volta per sempre, in un intreccio vertiginoso di storie remote e vita quotidiana, caos e solitudine, realtà e leggende. Non è affatto necessario compiere litinerario in una sola volta. Ogni segmento del percorso, per quanto breve, potrà offrire innumerevoli pretesti per osservare, indugiare, curiosare. Di sicuro, daltra parte, la stagione migliore per esplorare questo monumento così indimenticabile è lestate, e il momento più propizio del giorno è il tardo pomeriggio, a partire dalle sei, quando la luce, con maestosa lentezza, inizia ad addolcirsi, e le vecchie pietre romane si ricoprono di infinite sfumature. Tra tutti i visitatori e i conoscitori illustri di Roma, colui che ha sentito con maggiore intensità la bellezza delle mura è stato Henry James. Per lui, come scrive nelle Ore italiane, nessun «americano autentico» poteva rimanere indifferente a una passeggiata «allombra dei massicci bastioni di Roma». E un flusso infinito di sensazioni il premio offerto da questa «prodigiosa e continua architettura» ai suoi visitatori, che siano o meno in grado di percepirne le infinite allusioni storiche che vi si nascondono. James scriveva pochissimi anni dopo che la breccia di Porta Pia aveva siglato, con lingresso nella Roma papalina dei bersaglieri di Cadorna, lultima pagina della loro lunghissima vicenda militare, iniziata nel 408 dopo Cristo con lassedio dei visigoti di Alarico. Per il grande romanziere americano, il «desolato vigore» di quei bastioni consegnati definitivamente dalla Storia allarcheologia e al turismo, aveva qualcosa che gli faceva pensarealla Cina! Ma bisogna subito aggiungere che la bellezza delle mura di Roma è un effetto del tutto secondario ed imprevisto della grande opera. Di certo aveva poche ambizioni estetiche Aureliano, limperatore che ha dato alle mura il nome che portano ancora oggi. Di umili origini, ma figlio di una sacerdotessa del Sole, Aureliano regnò tra il 270 e il 275 dopo Cristo, quando fu ucciso da un suo segretario in seguito a una congiura. Più che un uomo politico, era un soldato, tra i più grandi condottieri dellantichità. Spese la maggior parte della sua vita - prima e dopo la conquista del trono imperiale - a difendere i confini romani dalla pressione dei barbari: Goti, Eruli, IutungiNel vivo di quelle battaglie, che fino allultimo potevano avere un esito incerto, dovette rendersi conto del valore di quelle genti, sempre più a fatica respinte dalle legioni romane. E Roma, il centro stesso e la ragione dessere di quellimmenso impero che costava sempre più fatica difendere, dovette apparirgli molto più fragile e indifesa di quanto si poteva pensare a prima vista. Nessuno più di lui, con il carattere temprato dalle incertezze della vita militare, era in grado di fiutare, per così dire, il vento della Storia e i suoi cambiamenti. E se quei barbari, ormai così bravi a valicare le Alpi, si fossero spinti fino alla capitale dellimpero? Tanti secoli prima, la capitale del mondo aveva dovuto subìre laffronto di assedi e conquiste. Ma le oche che schiamazzando salvarono il Campidoglio dallincursione dei Galli di Brenno, o leroismo di Orazio Coclite erano poco più che leggende buone ad istruire i bambini sulle virtù dei tempi antichi. Aureliano aveva timori molto più concreti. Urgeva difendere Roma, e ridarle ununità spirituale. Nella sua mente lungimirante, il materiale e lo spirituale, lungi dallostacolarsi a vicenda, avrebbero dovuto cooperare alla salvezza della città. E così, nello stesso giro danni, Aureliano si fece promotore del culto del Sole, del «Sol Invictus» come lo definiva la tradizione, e della costruzione di unimmensa cinta muraria, iniziata nel 271 e terminata in soli quattro anni. Una velocità strabiliante se si pensa che ben pochi militari parteciparono alla costruzione, impegnate comerano le legioni romane a difendere i confini dellimpero. Anche se rinforzate e rialzate nei secoli successivi, sono queste di Aureliano, in sostanza, le mura che ancora oggi vediamo. Ogni trenta metri, il muro vero e proprio cede il passo a una tozza torre quadrata, destinata a ospitare soldati e macchine da guerra. La forma cilindrica di queste torri segnalava la presenza di una porta. Per risparmiare tempo e materiali, gli ingegneri stabilirono di incorporare nelle mura molti edifici preesistenti, il più celebre è la piramide di Caio Cestio. Nella mente Aureliano, come abbiamo detto, le preoccupazioni del grande capo militare convivevano armoniosamente con aspirazioni di carattere culturale e religioso altrettanto profonde e sincere. Del resto, sarebbe davvero un grandissimo errore considerare un muro solo nel suo aspetto materiale. Non era forse il primo muro di Roma, quello innalzato da Romolo attorno al Palatino, e violato da Remo, il fulcro stesso delle leggende sullorigine della città? Il previdente ed energico Aureliano tenne presenti sia gli aspetti pratici che le risonanze simboliche delle sue scelte. Guardando su una cartina il tracciato delle mura, del resto, la figura che ne emerge non è quella di un astro che protende nelletere i suoi raggi, di un Sole Invincibile? E con animo religioso che gli antichi romani hanno sempre guardato alle loro mura, reali o leggendarie che fossero. E ancora oggi, per chi si incammini lungo il loro perimetro, sembra rimasto in serbo qualcosa di arcano, misterioso e insieme potente, tipico di questo e di nessun altro resto del passato.
ROMA - MURA AURELIANE. LImpero allombra delle Mura
Le Mura Aureliane, costruite tra il 271 e il 275 d.C., sono un monumento antico unico al mondo. Iniziate da Aureliano, l'imperatore che le ha date il nome, queste mura sono state costruite per difendere Roma dalle invasioni barbariche. La costruzione è stata una velocità strabiliante, con pochi soldati che hanno partecipato. Le mura sono state costruite con torri cilindriche e porte, e hanno incorporato molti edifici preesistenti. La mente di Aureliano era convolta tra le preoccupazioni militari e le aspirazioni culturali e religiose. Le mura non sono solo un aspetto materiale, ma anche un simbolo della potenza e della spiritualità di Roma.
Artista / Persona
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