Se si dovessero avverare gli sventramenti paventati da Aldo Loris Rossi nel suo articolo puntuale e propositivo - del 3 luglio, il Centro storico di Napoli dichiarato dallUnesco nel 1995 patrimonio mondiale dellUmanità sarebbe sicuramente depennato dalla lista dei siti protetti. Ne è una conferma, di tale certezza, la sessione Unesco degli Stati membri un G8 della cultura - che ha concluso i suoi lavori a Siviglia il 30 giugno scorso e che ha estromesso dalla lista dei siti protetti di Dresda. Malgrado lautorevolezza della Germania, la città tedesca è stata ritenuta colpevole dellallestimento di un ponte in contrasto con lobbligo di conservazione, imposto dalla Convenzione di Parigi del 1972. LItalia se lè cavata meglio. Ha anzi incassato liscrizione delle Dolomiti nella lista delle aree da salvaguardare. Un riconoscimento che vale un incremento turistico del trenta per cento. Il centro storico di Napoli era anchesso allordine del giorno della sessione internazionale con non poche preoccupazioni, in quanto oggetto di un rapporto assai critico della Commissione ispettiva. Questa aveva visitato la città nel dicembre scorso raccogliendo anche le osservazioni e proposte delle associazioni. Facendo proprie le raccomandazioni della Commissione, la risoluzione approvata a Siviglia ha indirizzato un forte monito al governo italiano responsabile della tutela dellarea protetta. Ne ha rilevato infatti «un grado non elevato di integrità». E, a rimedio del degrado, ha sollecitato ladozione di misure rivolte alla conservazione non solo dei monumenti, ma dellintero contesto urbanistico di 720 ettari, riconosciuto patrimonio mondiale dellumanità. Ivi compresa, tra tali misure, la spedita approvazione del piano di gestione. Misure, queste reclamate dallUnesco, che corrispondono ormai a unesigenza che si è fatta strada anche tra le categorie. A cominciare dallAcen, in passato assai più interessata alla costruzione del nuovo che al risanamento edilizio. Lassociazione dei costruttori, infatti, allindomani del terremoto in Abruzzo, ha auspicato una politica di recupero «dei tanti e prestigiosi centri storici, che costituiscono il nostro vanto». In testa a tutti «il centro storico di Napoli, uno dei più prestigiosi del mondo», che tuttavia si distingue «per il livello di fatiscenza e di degrado del patrimonio edilizio». Da mettere quanto prima in sicurezza, malgrado la scarsità delle risorse pubbliche. Questultima però non è una difficoltà insormontabile. A patto però che si coinvolgano le cospicue risorse dei privati. Come ha dimostrato il progetto Sirena. Che in questi anni ha permesso di riqualificare le facciate di molti palazzi depoca del centro storico, restituendo ad essi un decoro che sembrava irrimediabilmente perduto, grazie, appunto, alle risorse dei privati. Costoro, allettati dalla detrazione Irpef e dal contributo del Comune, si sono affrettati ad intervenire per la differenza. Queste risorse, prelevate dai depositi in banca, per la natura degli interventi, hanno creato unenorme occupazione. Laddove, in caso contrario questi stessi risparmi, ad opera degli istituti di credito, in vista di un più remunerativo impiego, avrebbero preso la strada del Centro-Nord. La riqualificazione, così operata delle facciate, si è risolta peraltro in un grosso vantaggio, oltreché per loccupazione, anche per il fisco, perché si sono eseguiti lavori che altrimenti non sarebbero mai stati intrapresi. E che, invece, sono stati eseguiti nel massimo rispetto della normativa fiscale. Con un gettito, che, grazie anche al formidabile indotto delledilizia, come ha dimostrato leconomista Rostirolla, compensa ampiamente gli incentivi pubblici. Una formula, questa collaudata del progetto Sirena, che si impone allattenzione del governo. Questo, infatti, anziché impegnarsi in una legge per Napoli, che incontrerebbe lopposizione delle osterie padane, potrebbe introdurre sgravi fiscali ad esempio una detrazione Irpef del 66 - finalizzati agli interventi di riqualificazione del centro storico di Napoli, che ne avrebbe tutti i titoli come patrimonio mondiale dellUmanità. In tale caso il governo coglierebbe, ad un tempo, con la conservazione raccomandata dallUnesco, il duplice obiettivo dellimmediato rilancio delloccupazione e del turismo. Un risultato, anche di immagine, di tutto rispetto. Lautore è presidente del Comitato centro storico Unesco