A Firenze nessun boom di richieste. LAnce: "Legge regionale troppo severa" Appena 22 Dia in più rispetto al giugno 2008 I costruttori: maglie strette Casa, a Firenze il piano di Berlusconi è un flop Il piano casa di Berlusconi a Firenze si sta rivelando un flop. È dai primi di giugno che si possono presentare semplici "Dia" (dichiarazioni dinizio attività) agli uffici comunali per ampliare la villetta o il terratetto secondo le regole stabilite dalla legge toscana dopo laccordo Stato-Regioni, ma di fatto in pochi si sono fatti avanti, sicuramente non cè stata la corsa al geometra e ai muratori. È dal numero di Dia arrivate in Comune che salta fuori il dato: furono 520 a giugno del 2008, sono state 542 a giugno di questanno, nonostante le nuove possibilità. Secondo i costruttori, è colpa della legge regionale «troppo restrittiva». Il piano casa di Berlusconi, ad un mese dallentrata in vigore della legge regionale che gli ha dato applicazione, a Firenze si sta rivelando un mezzo flop. E dal confronto del numero di dia (le dichiarazioni di inizio attività) presentate agli uffici comunali dellurbanistica che salta fuori il dato: furono 520 nel mese di giugno 2008 - quando non cera nessun piano casa - sono state appena 22 in più, 542, nello stesso mese di questanno (la legge è entrata in vigore ai primi di giugno). Un aumento che gli uffici delledilizia privata non ritengono imputabile alle possibilità introdotte dalla legge e che comunque non si può ritenere un boom. Di fatto in pochi, nonostante il risalto alliniziativa dato dal governo, si sono fatti avanti per aumentare le cubature delle villette uni e bifamiliari fino a 200 metri cubi o per sfruttare la possibilità di demolire e ricostruire edifici residenziali ampliandoli del 35 e anche oltre usando tecniche di bioedilizia. Anzi a dispetto degli inviti del premier per ora non cè stata nessuna corsa al geometra né ai muratori per rifare il terratetto o ingrandirsi la villetta, per quanto, fino al 31 dicembre 2010, non ci sia bisogno di un permesso a costruire difficile da ottenere ma di una semplice dia che non ha bisogno di autorizzazioni ed è soggetta solo ad un controllo a campione. Cosè successo? Perché il piano pensato per rimettere in moto leconomia morsa dalla crisi non sta facendo proseliti? Sono gli stessi uffici comunali di via del Castagno, che avevano messo le mani avanti chiedendo rinforzi di personale nel momento in cui ci fosse stato il boom delle dia da controllare, a chiederselo. E la prima risposta arriva proprio dalle maglie troppo strette contenute nella legge toscana che ha recepito laccordo Stato-Regioni dopo la cancellazione del primo e più "permissivo" decreto del governo: nel testo della Regione si escludono dalla fascia urbana dove è possibile costruire i centri storici nella definizione più estensiva. A Firenze, secondo il Prg, è centro storico la zona monumentale e anche quel che cè dentro la cerchia dei viali, lOltrarno e poi Brozzi, Peretola, parte del Galluzzo, una fetta di Gavinana, buona parte del Campo di Marte, larea delle Cascine, Rifredi, lasse Libertà-Bolognese, la zona di Porta Romana. Ed è off limits anche la fascia collinare. «E un flop annunciato - confessa Riccardo Spagnoli, presidente fiorentino dellAnce - la legge regionale ha soffocato le aspettative dei cittadini sugli edifici privati ed ha pure escluso dal novero degli edifici che si possono ingrandire quelli di natura industriale, un vero e proprio cappio». Le speranze dellAnce sono ora affidate al cosiddetto «piano casa regionale» che porta in dote investimenti edilizi per 130 milioni di euro.