Cenacolo, è un calvario vedere il capolavoro di Leonardo Per i turisti, un odissea: disinformazione sulle prenotazioni e pressapochismo. Le cartine? Gratis solo quelle grigie dell'Atm Fuori dal circuito delle vie dello shopping, a Milano i turisti s'incontrano intorno alla chiesa di Santa Maria delle Grazie che custodisce il Cenacolo vinciano. Per stare 15 minuti faccia a faccia con l'Ultima cena di Leonardo da Vinci, patrimonio dell'Unesco dal 1980, occorre prenotare con anticipo. Soprattutto da quando il capolavoro è diventato anche meta di turismo «da bestseller» grazie al Codice da Vinci (dove si accredita l'ipotesi «esoterica» che vuole il discepolo seduto alla destra di Gesù raffigurare in realtà Maria Maddalena). E in effetti, per un turista sprovveduto che decida di affidarsi alla fama di Milano oasi d'efficienza nell'italico pressapochismo, trovare la strada richiede più abilità che risolvere un rompicapo da libro di Dan Brown. Caliamoci nei suoi panni alla stazione Cadorna, approdo del Malpensa Express che scarica i visitatori in arrivo dal più grande aeroporto milanese. E si trova, per inciso, dieci minuti a piedi dal Cenacolo. Solo che è difficile scoprirlo: in una giungla d'indicazioni per biglietterie ferroviarie, aeree, marittime, check-in, cambio, autonoleggio, parrucchiere e agenzia di viaggi con le ultime promozioni per il Mar Rosso, il solo «infopoint» in vista è quello sull'Anno della salute, e alle tre del pomeriggio è deserto. All'Assistenza clienti delle Ferrovie Nord rispondono: «Informazioni turistiche? In Duomo». «Ma per Santa Maria delle Grazie?». «Provi all'Atm Point». Giù per le scale della metropolitana, dopo regolare fila con numeretto tra gente che compila moduli, si ottiene una cartina. Una mappa grigia percorsa da linee colorate di metrò, bus e tram, dove la chiesa non è nemmeno segnata. Non resta che sborsare 3 euro e 50 all'edicola per la piantina turistica base, necessaria perché su piazzale Cadorna, dalla parte di via Carducci dove il turista dovrebbe girare, la segnaletica non aiuta: solo quattro frecce vecchiotte che indirizzano verso altrettanti hotel. Chi non si perde, all'imbocco di corso Magenta incrocerà la prima indicazione per «Santa Maria delle Grazie e Cenacolo Vinciano», probabilmente senza accorgersene, piantata com'è sopra la sua testa e visibile solo a chi arriva dall'altra parte. La successiva, ormai ridondante, lambisce la chiesa. All'interno, i padri domenicani provvedono informazioni storiche e indicazioni in diverse lingue, ideogrammi compresi. E salvano il turista, scrivendo che l'ingresso al Cenacolo si trova sul piazzale a destra, con la precisazione: «Non appartiene alla Chiesa, è un museo di Stato». All'ingresso dell'ex refettorio, una famigliola tedesca s'interroga davanti alla targa degli orari (in italiano e inglese), scolorita nei punti giusti: non si leggono i prezzi, i giorni di chiusura, un pezzo del numero del call center. Dentro aria condizionata e gente in pantaloncini e marsupio. Una signora chiede «one ticket please», un biglietto. La cassiera borbotta qualcosa in inglese, lei non capisce, s'informa su quanto deve aspettare. «Next week», la prossima settimana. «Not today?» replica lei, allargando le braccia e un sorriso incredulo, che dice: «Questi italiani». E pensare che, per una volta, c'è un'ottima ragione per lasciare fuori un turista. Solo che a lei nessuno la spiega: né la sportellista, né quel cartello scolorito, né la città che pure avrebbe interesse ad attirare frotte di turisti intorno al suo unico «patrimonio dell'umanità». Fuori, sul sagrato, è un incessante viavai di taxi. Scendono stranieri, frotte di potenziali figuracce. Si spera che nello zaino abbiano una buona guida turistica. Il Cenacolo è tra le mete artistiche più visitate di Milano: 335 mila ingressi nel 2008, nonostante il numero chiuso che impone la prenotazione. Si può prenotare via internet o per telefono, ma a seconda della strada prescelta, la data disponibile cambia. Con un margine di 3 settimane Raggiungere il Cenacolo non è facile: la segnaletica è scarsa, manca un infopoint e così diversi stranieri si presentano senza poter entrare