Il ministro Bondi conferma la tutela della soprintendenza Ci sono molti incisi, nel discorso del ministro Sandro Bondi, molte cautele - «in spirito di totale collaborazione con gli enti locali» o anche: «per favorire lo sviluppo economico e infrastrutturale» - ma è evidente che il passaggio fondamentale è un altro. Questo: «È mia intenzione esercitare le funzioni di tutela del paesaggio che la Costituzione italiana e il codice dei Beni culturali assegnano al ministero». Per essere chiari: per l'amministrazione capitolina di Alemanno e per i costruttori dell'Acer, non è affatto una buona notizia. Per ricapitolare la vicenda: due settimane fa o poco più, la sovrintendente ai Beni paesaggistici Federica Galloni mise un vincolo su una parte di Roma, a sud, tra Ardeatina e Laurentina. A prescindere dal piano regolatore di Roma e dal piano regionale: lì, dice quel vincolo, non si può costruire. Alemanno reagì duramente e così i costruttori. Ma c'era questa frase detta dal sovrintendente Galloni: a nome del ministero. Cioè del ministro Bondi. Il quale infatti, ieri, pur con molte cautele, ha confermato tutto. Esattamente, il ministro Bondi dice che il Comune (era Veltroni) prima e la Regione poi «non hanno tenuto in nessun conto le osservazioni a suo tempo presentate dal ministero e per questo non avevamo concesso l'intesa». Esulta Legambiente: «È folle chiedere a Bondi di non esercitare il potere-dovere della tutela». Alemanno non gradisce: «Manteniamo l'atteggiamento fortemente critico rispetto al vincolo». E fa polemica: «Un più attento coinvolgimento degli enti locali avrebbe (...) evitato di mettere in crisi una parte della pianificazione di Roma e di mettere in discussione diritti acquisiti dagli imprenditori». Bondi offre la disponibilità ad aprire un tavolo. E dice di volerlo fare «nell'auspicio di raggiungere un'intesa». Ma la sensazione è che queste siano cautele, incisi. Niente di più.