A Capodimonte nove grandi tele di stile orientale dellartista americano. E nel cortile del museo una installazione del marchigiano Enzo Cucchi dal titolo "Costume Interiore" «Le due mostre di Enzo Cucchi e Julian Schnabel a Capodimonte sono un doppio gioco che crea un sano strabismo nel museo». Così il critico Achille Bonito Oliva ha definito i due nuovi appuntamenti con larte contemporanea nella reggia borbonica. Un doppio evento che vede fronteggiarsi due grandi dellarte italiana e americana secondo una tradizione consolidata del museo di mettere insieme le opere dei maestri dellarte antica con quelle dei protagonisti di oggi. "Costume interiore" è il titolo dellinstallazione di Cucchi, realizzata dalla soprintendenza di Nicola Spinosa, in collaborazione con gli Incontri Internazionali dArte di Graziella Lonardi Buontempo e "Untitled (Chinese paintings)" quello della personale di Schnabel, con la galleria Marco Voena di Milano e Londra e con Bonito Oliva che fa da trait dunion a entrambe. La Transavanguardia italiana e quella internazionale trovano così casa nella reggia borbonica. Lartista marchigiano Enzo Cucchi, che insieme a Clemente, Chia, De Maria e Paladino, ha fatto parte del gruppo italiano della Transavanguardia, ha invaso uno dei cortili esterni con una grande scultura, mentre Julian Schnabel, la versione americana del ritorno alla pittura di quegli anni, diventato famoso al quadrato anche come cineasta, espone per la prima volta in Italia un ciclo di nove grandi tele in stile orientale, nella Sala dedicata a Raffaello Causa. Entrambi gli artisti hanno un lungo e consolidato rapporto con Napoli. Sono presenti nella collezione "Terrae Motus" di Lucio Amelio, della Reggia di Caserta: Cucchi con una grande opera a parete su ferro, "Senza titolo" (1986), materiale usato anche per la "archiscultura" del cortile di Capodimonte. Schnabel con una pittura su velluto dallintenso colore blu, "Veronicas Veil" (1984), colore che ricorre con grandi pennellate anche nella serie di nuove pitture cinesi. Per Cucchi è la seconda volta che espone a Capodimonte, la prima risale al '96 nella mostra "Simm nervusi", mentre Schnabel nel 2004 ha avuto unantologica alla Mostra dOltremare. Per il nuovo progetto di Capodimonte Enzo Cucchi dà vita ad uninstallazione composta da tre grandi cilindri di metallo dipinti di nero, collegati tra loro e percorribili dal pubblico. Sembrano tre ciminiere di una nave, su cui compare la scritta "Costume interiore", e il cui corpo diventa quello delledificio settecentesco della reggia. Al loro interno prende vita luniverso poetico dellartista, con una serie di leggere forme in polistirolo dipinto, sospese e galleggianti, che ripetono motivi e temi della sua pittura. Chi entra nei tre ambienti bui è invitato a spogliarsi della propria "divisa" o costume di identificazione per purificarsi e assumerne un altro, più interiore e meno spettacolare. Julian Schnabel, artista nomade e eclettico, astratto e figurativo che come Picasso non cerca ma trova, esibisce nella sala Causa nove tele che riproducono il ritratto di una dama cinese, motivo recuperato dalla decorazione di uno specchio ottocentesco. Una pittura quasi trasparente come ripresa dallacqua. Lartista spesso definito "larger than life" (più grande della vita) spazia dalla pittura al cinema. A Napoli Schnabel ha annunciato il suo ultimo lavoro come regista, che uscirà a fine anno, "Miral". Il film trae spunto dal romanzo della giornalista palestinese Rula Jebreal, con lui in città, che ne ha fatto la sceneggiatura. Lartista raccoglie memorie, parole, immagini e richiami a culture vicine e lontane, sia nel tempo che nello spazio, mettendo insieme Cina e Palestina, con Napoli a testimone di questa creazione di frammenti di culture passate e recenti. Info www.museo-capodimonte.it