MILANO Misurare l'attrattività del nostro Paese, la sua capacità, in altre parole, di calamitare risorse finanziarie, umane e tecnologiche necessarie per lo sviluppo. È questo l'obiettivo dell'Osservatorio permanente sull'attrattività del sistema Italia, promosso dalla Fondazione italiana Accenture e realizzato dall'Università Bocconi. I risultati saranno presentati oggi a Milano: una fotografia del presente, ma anche uno strumento propositivo, per identificare le iniziative più efficaci da intraprendere per migliorare la capacità del nostro sistema-Paese. Tre i punti di forza dell'Italia: ricerca e innovazione, beni culturali e settori tradizionali. Su questi il nostro Paese deve puntare per crescere e diventare sempre più attrattiva. Come? L'Osservatorio propone una ricetta: per quanto riguarda il mondo della ricerca, occorre fare di più per attrarre talenti e introdurre criteri meritocratici. I beni culturali vanno valorizzati non solo perché l'Italia possiede un terzo del patrimonio artistico del mondo, ma perché gli interventi in questo settore hanno sempre importanti ricadute economiche sul territorio. L'industria, infine, merita maggiore attenzione: i distretti vanno potenziati, perché solo così si difende il made in Italy, non solo di "prodotto" ma anche di know how. L'analisi dell'attrattività fatta dagli esperti dell'Osservatorio è stata compiuta a livello regionale e provinciale e, all'interno delle singole realtà geografico-territoriali, prende in considerazione le principali categorie produttive attraverso circa 150 indicatori economici, socio-culturali e infrastrutturali. Parte del valore aggiunto del progetto Osservatorio sta anche in questo: l'attrattività del sistema Italia si misura non solo su variabili fisse (come il Pil), considerate annualmente, ma anche grazie a un aggregato di risposte di ordine qualitativo che emerge dall'incontro con le persone che ricoprono ruoli-chiave all'interno delle più grandi aziende italiane. Nel corso degli ultimi mesi sono state raccolte le opinioni di rappresentanti di vari settori. Tra i numerosi intervistati figurano i nomi di Marco De Benedetti, Vittorio Colao, Tommaso Pompei, rispettivamente ad di Telecom Italia Mobile, Vodafone e Wind, per il settore tlc. Di Matteo Alpe (Capitalia), Gabriele Galateri di Genola (Mediobanca), Mario Greco (Ras) e Alessandro Profumo, (UniCredito Italiano), per quello bancario-assicurativo. A cui si aggiungono i protagonisti della realtà industriale italiana, da Gianluca Bolla (Barilla) a Roberto Ferri (GlaxoSmithKline), da Vittorio Merloni a Massimo Von Wunster, ad e direttore generale di Heineken Italia. Nei risultati finali sono confluiti anche 130 studi pubblicati tra il 1999 e il 2003, che il sistema informatico realizzato per l'Osservatorio ha analizzato e classificato. Non mancano comunque anche le opinioni di manager meno noti, circa 400 in totale, che operano all'interno di piccole e medie imprese e spiegano, dal loro punto di vista, cosa fa del sistema Italia un sistema in grado di attrarre risorse. L'Osservatorio sarà da oggi patrimonio comune: gli operatori economici e gli studiosi avranno accesso a una fonte di informazioni in grado di identificare le aree di debolezza, ma soprattutto i modelli di maggiore successo (i cosiddetti "archetipi di attrattività") che caratterizzano molte delle realtà della nostra economia.