Di Jacques Attali si sanno i meriti culturali. Ma chiamato a dare lumi in materia di «idee per Napoli», quelle che ha esposto appaiono banali e, insieme, peregrine. La Campania sponda ideale dell'Europa per un'Africa che cresce; e, poi, far venire qui impiegati del Nord perché così la burocrazia diventa efficiente. Suvvia! Del resto, non è nuovo, per Napoli, reclutare personalità dal nome più o meno prestigioso, ma dalla incerta conoscenza delle cose di qui, per sentirsi dire cose simili oppure, tutt'al più, già da tempo dette e ridette da napoletani e non napoletani. Una cosa non nuova ha proposto anche Gianni Lettieri, parlando di una legge speciale (egli dice ad hoc ) per Napoli. La tipologia della legge speciale è, infatti, vecchia per Napoli ben più di quella, di solito ricordata, del 1904, poiché già l'intervento per il risanamento della città dopo il colera del 1884 era equivalso, in sostanza, a una legge speciale. E quante se ne sono avute dopo! Con un esito, si sa, generalmente insoddisfacente. La lezione da ricavarne è che parlare di una legge speciale vale solo a certe condizioni. Una prima è che di una tale legge si determinino il contenuto e le procedure nel modo più chiaro, specificato e delimitato possibile. Una seconda è che del contenuto e delle procedure di una tale legge vi siano forze politiche e sociali ed energie amministrative e tecniche che abbiano preventiva e piena consapevolezza culturale, nonché una concreta percezione quanto alle sue esigenze esecutive, e ne facciano l'impegno di tutta la loro attività. Non del tutto, ma in misura notevole queste condizioni vi furono per il risanamento e per la legge del 1904, e perciò i loro risultati, malgrado tutte le critiche che se ne fecero e se ne possono fare, non furono trascurabili. E oggi? L'importante, insomma, non è la legge speciale, ma la sua finalità e il suo strumentario operativo, la sua base politica ed esecutiva. Abbiamo visto leggi speciali concepite come leggi-omnibus per i più varii e gretti fini particolaristici (e peggio). Oppure come leggi-rapina per profittare di particolari occasioni e possibilità. Oppure come leggi-rifugio per uscire da certe situazioni quando non si sapeva che altro dire o fare. Lettieri ha, comunque, il merito di aver gettato un sasso nello stagno, e un certo contenuto della eventuale legge lo ha, invero, indicato, e ha anche notato, a ragione, che non dovrebbero essere le risorse finanziarie il problema. Si parli allora di questo contenuto, definendolo in modo che finora è mancato, mentre non mancavano le idee; e si indichino le relative strategie politiche ed esecutive. Poi, magari, si faccia pure una nuova legge speciale. Ma si ricordi che qui di «speciale » davvero necessario sono ancora, innanzitutto e soprattutto, le gambe sulle quali contenuti, idee e strategie debbono camminare. Altrimenti potremmo trovarci fra altri dieci o quindici anni a rifare conti che non tornano (e, magari, a invocare una nuova legge speciale).