C aro direttore, nell'ambito dell'interessante dibattito sull'utilizzo dei fondi europei aperto, circa tre mesi fa, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno , fui intervistato da Angelo Lomonaco. In quello spazio sollecitavo il governo per l'erogazione dei finanziamenti Pon (Programma operativo nazionale) dedicati alla ricerca e alla competitività. Inoltre annunciavo l'iniziativa rivolta ai ricercatori senza occupazione: i voucher regionali. La settimana appena trascorsa è stata positiva per la ricerca campana e ci ha consentito di concretizzare le iniziative anticipate al vostro giornale. Abbiamo, infatti, firmato a Roma il protocollo d'intesa che assegna alla nostra Regione 445 milioni per la progettazione già condivisa con il ministero e abbiamo approvato la delibera che finanzia con 50 milioni di euro le reti di eccellenza. Si tratta di interventi che pongono la ricerca, l'università e le imprese al centro della programmazione regionale per lo sviluppo del territorio secondo quanto previsto dal corretto utilizzo dei fondi europei. La progettazione condivisa sui temi della ricerca ha trovato nel protocollo una sicura possibilità di attuazione con interventi che prevedono il sostegno a progetti di ricerca industriale, distretti tecnologici e reti, e laboratori pubblico-privati. I fondi sono la risposta a una progettazione di qualità, sintesi di un ampio dibattito territoriale. Essi accresceranno le potenzialità di sviluppo delle imprese e sosterranno la ricerca e le università in un momento di difficoltà economica. A tali azioni si aggiungono quelle previste dai bandi regionali, già attivi, per il sostegno nell'innovazione delle Pmi che prevedono ancora il sostegno a nuovi prodotti con la riqualificazione professionale e l'inserimento dei giovani. Il protocollo con il Miur premia un intenso lavoro, iniziato oltre un anno fa, che ha puntato alla piena integrazione tra strategia nazionale e regionale in materia di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione, a beneficio di un nuovo modello di sviluppo del territorio e dell'economia meridionale. Inoltre, l'intesa ha premiato la progettazione di qualità della Campania, presentata al ministero l'estate scorsa, e sulla quale sono ora stati resi disponibili i fondi, ai quali seguiranno i bandi entro la fine del mese prossimo. Quello che abbiamo programmato è un quadro organico di interventi che sostengono ricerca e innovazione e che valorizzano il capitale umano come elemento imprescindibile di sviluppo. Una valorizzazione non astratta ma legata alle potenzialità del territorio. In questo ambito va inquadrato il finanziamento per le reti di eccellenza che è rivolto a partenariati tra università, centri di ricerca e imprese del territorio campano che intendono «cooperare» in cinque settori strategici di sviluppo: salute e biotecnologie, ambiente e agroalimentare, tecnologie abilitanti, tecnologie industriali e infine scienze socio-economiche, umane, beni culturali e turismo. Sono i temi del Settimo programma quadro della strategia regionale che valorizzano anche la vocazione umanistico-scientifica dei nostri territori. La rete risponde a un modello europeo che viene ripreso e ampliato per dare ai diversi attori della ricerca una reale possibilità di partecipazione alla programmazione dei macro-interventi. L'intervento per la realizzazione delle reti è stato molto apprezzato in sede di Conferenza regionale delle università (Cur) e dal mondo dell'associazionismo industriale. Questa è la risposta da tempo attesa dal sistema universitario a poter programmare gli interventi regionali su ampia scala e su di lungo periodo. È dunque migliorata la proposta iniziale dei voucher regionali inserendo questo ultimo intervento in un insieme integrato di azioni che saranno oggetto della progettazione della rete. In questo modo, una volta esaurito il finanziamento si potrà dare ai giovani, con maggiore probabilità, la possibilità di continuare il proprio lavoro. Le reti di eccellenza sono dunque anche una risposta in termini di responsabilità e sostenibilità. Non sono un isolato sostegno al capitale umano ma la realizzazione di un percorso formativo, e di integrazione, che vede insieme università, centri di ricerca e imprese. Una di quelle risposte di sistema che spesso si invocano e che poi vengono abbandonate per le difficoltà di coordinamento e di progettazione. Ulteriori modelli di partecipazione delle università sono al vaglio della Commissione europea e dei ministeri competenti e si spera che, a breve, possano fornire nuove possibilità all'attuazione degli interventi. Assessore all'Università Ricerca scientifica e Innovazione tecnologica della Regione Campania