Lo scalo alle porte di Roma. Lassessore Forlenza chiede chiarimenti Un aeroporto abusivo è nato su un terreno della Regione Campania. Gallicano nel Lazio, 30 chilometri da Roma. Trentotto ettari di verde dietro il cancello di una srl, la Aviocaipoli. Si chiama tenuta Passerano, e fa parte del patrimonio proveniente dalleredità del barone Quintieri, lasciato nel 1970 allistituto Colosimo e trasferito alla Regione dopo lo scioglimento dellente. Regione, il mistero dellaeroporto privato Forlenza denuncia e chiede accertamenti sullo scalo alle porte di Roma Nota scritta dellassessore: quel terreno viene occupato senza alcun titolo Un aeroporto privato su un terreno della Regione Campania. Il patrimonio Quintieri, a cui appartiene quella tenuta, è già stato al centro di interrogazioni in Consiglio regionale. A tenuta Passerano accennò nel 2002 in un intervento Salvatore Ronghi, allepoca capogruppo di An, parlando di «locazione con procedura sospetta e a canoni irrisori». La denuncia è poi finita in un passaggio del libro di Sergio Rizzo, Rapaci. Adesso la Regione ha scoperto altro. Su quel terreno concesso in affitto «per la realizzazione di una aviosuperficie», sorge un «aeroporto privato». Proprio così: «Allattività di volo a vela si aggiungono le attività di velivoli a motore». Se nè accorto Oberdan Forlenza, il magistrato chiamato in giunta ad aprile (lavori pubblici, demanio e patrimonio). Lassessore ha informato gli uffici competenti, lavvocatura e il presidente della Società azionaria urbana industria edilizia (Sauie), Uberto Siola, che gestisce il patrimonio immobiliare di Santa Lucia. Con una lettera di pochi giorni fa, Forlenza avverte «lopportunità di informare della esistenza di un "aeroporto privato" alle porte della città di Roma, le autorità competenti alla vigilanza sul traffico aereo nonché le forze di polizia, per quanto di loro competenza». Un nodo a cui Forlenza è venuto a capo, seguendo liter della lite in corso fra Regione (affittuaria) e Aviocaipoli (locataria). Un braccio di ferro legato proprio al motivo che spinse lopposizione di destra ad accusare la giunta dellepoca: la cifra dellaffitto. È il 3 marzo 2002, quando la Regione concede in fitto alla Aviocaipoli srl il terreno. La Regione autorizza la società a livellare la superficie, a recintare larea con paletti di castagno e a realizzare una strada di accesso interna alla pista. Stop. Il contratto viene stipulato il 20 giugno. Con la durata di 6 anni. Il canone è di 5 mila euro annui. Cioè 416 euro al mese. Come un basso ai Quartieri. Successivamente lAgenzia del territorio rivede la cifra, portandola a 22.230 euro annui. Ma Aviocaipoli non corrisponde la differenza e si apre un contenzioso per gli arretrati, giunti ormai a circa 102 mila euro. La società ha proposto una transazione: contratto di 9 anni, locazione a 13 mila euro più 50 mila di arretrati. Motivo? «Per ammortizzare linvestimento delle ingenti somme impiegate per le infrastrutture». A questo punto, e siamo a oggi, la Regione sè chiesta quali fossero queste infrastrutture. Non previste dal contratto di locazione. Un sopralluogo e una relazione del direttore di tenuta Passerano hanno fatto emergere la novità. Lesistenza di quello che viene definito «un aeroporto privato». Dove peraltro il 13 maggio 2007 cè stato pure un incidente, senza danni a persone. Il rapporto sugli incidenti 20042007 della Federazione italiana volo a vela (Fivv) racconta che lAgenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) ha aperto uninchiesta sul decollo dallAviocaipoli dellaliante Grob Twin Astir. «A quanto risulta attualmente», si legge, «laliante in fase di atterraggio su un campo, urtava la sommità di un capanno con lestremità alare sinistra, ruotando quindi di 180 gradi e cadendo infine su un reticolato». Dal 29 giugno scorso, la Regione ritiene che Aviocaipoli occupi il terreno «senza alcun titolo». Il retroscena Quellerrore nella delibera Alla nascita di un aeroporto privato su un terreno della Regione e al contenzioso con la Aviocaipoli è legato anche un piccolo giallo sulla delibera che nel 2002 fissava il rapporto tra le parti. In Regione qualcuno si accorse di «alcuni errori materiali». Quali? Mentre la delibera di giunta concedeva la locazione di 38 ettari di terreno, vale a dire 380 mila quadri, lo schema di contratto allegato riportava erroneamente laffitto per una superficie di 38 mila metri quadri. Ed era questa la superficie indicata nel decreto dirigenziale per lavviso pubblico delliniziativa.