Il rapporto Ancora grave il ragazzo dopo il tuffo dalla struttura Cifre e retroscena di lunghe indagini Lecomostro di Alimuri ha 47 anni. Appena diciassette la sua ultima vittima: nel reparto di neurochirurgia del Cardarelli lotta per la vita da due giorni, ha lesioni alla testa e alla schiena. Rischia la paralisi, dopo il tuffo proibito dallo scheletro di cemento della spiaggia di Alimuri. Povero ragazzo, ogni estate ce nè almeno uno che finisce allospedale. E riappare puntuale in cronaca uno scandalo che resiste a sospetti di abusi edilizi, accuse, inchieste dal 1962, quando il Comune di Vico Equense concesse una licenza folle, bloccata solo nel 1975 dalla Regione. Un albergo di cento camere da costruire su un ritaglio di sabbia tra il mare e la costa calcarea di Scutolo, che guarda Mèta di Sorrento e ripara la baia dai venti freddi. Il microclima consente bagni da febbraio a novembre. Possibile che solo ad Alimuri lecomostro non sia demolito? Lassessore regionale verde Gabriella Cundari non ci spera più. «Fu firmata una convenzione due anni fa. Ministro dellAmbiente era Pecoraro Scanio, mi promise 300 mila euro per la messa in sicurezza. Sono insorti gli ambientalisti, non ho più tracce neanche di quei soldi. Deve decidere il nuovo governo». Ma proprio quellaccordo di programma, per una convenzione apparsa troppo generosa, ha salvato lecomostro. Fu definita a Roma il 19 luglio 2007 con il ministro Rutelli. Il rudere di cinque piani, 18 mila metri cubi su unarea di 2 mila metri, alto 16 metri doveva essere abbattuto. Ministero e Regione avrebbero pagato 600 mila euro, la "Sa.An" 500 mila. In cambio, la società avrebbe potuto costruire a Vico Equense un albergo di pari volume, 18 mila metri cubi. «È un premio in cemento ai privati che fanno abusi edilizi», reagirono gli ambientalisti. Le polemiche coltivarono i dubbi di tre Procure. Tre inchieste: a Roma (dove fu firmata la convenzione), a Napoli, sede della Regione, e a Torre Annunziata. Il dirigente Vittorio Pisani ha firmato il rapporto della Mobile: una valanga di pagine, dati e passaggi societari, che dopo Roma e Napoli confluisce nella Procura diretta da Diego Marmo, che aveva aperto per primo un fascicolo. A Torre Annunziata, oltre al procuratore aggiunto Raffaele Marino, la conduce il pm Mariangela Magariello. Una indagine complessa, ipotesi di reato abuso dufficio e falso: faldoni alti quasi quanto lecomostro, ma con un destino segnato. Larchiviazione. Linizio delle tre inchieste coincide infatti con la fine del progetto. Ed è il trionfo dellecomostro. Avrà lunga vita, perché? È rilevato il 12 giugno 1988 da "La Conca srl", notaio Antonino De Rosa, valore 240 milioni di lire. Capofila Irene Capuano. È la nonna materna di Anna Normale. Un particolare ininfluente. Ma Anna Normale è nella "Sa.An." che acquista il 9 dicembre 1993 la struttura. Per 2,7 miliardi di lire. È legata a tutta la famiglia Normale. Passa il tempo, aumenta il valore dellalbergo in costruzione, il 27 ottobre 2006 subentra "Sica srl", amministratore unico Margherita Masullo, soci Anna, Irene e Paolo Normale. Niente di strano. Ma i fari si accendono, forse per esposti anonimi o inimicizie di partiti, quando si apprende che Anna Normale è moglie di Andrea Cozzolino, assessore regionale alle Attività produttive, primatista alle ultime Europee. «Io non voglio sapere perché sono state aperte le inchieste e a che cosa mirano. So che tutto si è bloccato. Io voglio la demolizione di Alimuri e un albergo, Vico Equense ne ha urgente bisogno per accogliere i turisti in questo mio meraviglioso Comune», protesta Gennaro Cinque, sindaco del Pdl. Ma avverte: «Non faccio demolire il rudere finché non si apre il cantiere dellalbergo». Non si muove una pietra, invece. La demolizione prelude ad una costosa bonifica, prima che sia montato uno stabilimento balneare con struttura mobile. Niente bonifica, niente lido e niente demolizione di uno scheletro su una roccia infida: si sfalda. Quando i ragazzi vanno a tuffarsi, violando cartelli di divieti e bucando le tre recinzioni, si staccano massi. Manca la piattaforma di appoggio, e precipitano sugli scogli o violentemente in mare. Ieri lecomostro era deserto. «Purtroppo lo choc per lultimo incidente dura poco, i tuffi riprenderanno, non ci illudiamo», insorge Antonio Cafiero, sua "La Conca", lido e ristorante, unoasi tutelata da Slow Food. È la sentinella di Alimuri. «Lecomostro sembra invincibile. E fa vittime. È la natura che si ritorce contro luomo che la offende». Avrà letto Sepùlveda. (a.c.)