Progetto di uno studio della Capitale. Lavori nel 2013 La Lupa con Romolo e Remo potrebbe volare negli Emirati arabi. Il Campidoglio sta, infatti, valutando l'idea di costruire il primo Museo Romano ad Abu Dhabi, dove nella zona di Saadiyat Island sta sorgendo un polo urbanistico e artistico-culturale di eccellenza, con la «copia» del Louvre disegnata da Jean Nouvel e il Guggenheim «cubista» progettato dallo statunitense Frank Gehry. I colloqui sono già allo stato avanzato e a realizzare il museo romano dovrebbe essere un noto studio di progettazione della capitale che ha già lavorato all'estero. I lavori potrebbero iniziare nel 2013, e secondo autorevoli voci il museo raccoglierà importanti reperti della Roma antica. Uno «scambio» che dovrebbe servire anche a dare una boccata di ossigeno economica al nostro patrimonio artistico. Gli esperti Francesco Giro: sarà un luogo dell'eccellenza artistica del nostro Paese Archeologi divisi: La Regina favorevole Carandini cauto: quali sono le opere? Il progetto è ancora embrionale, ma lo scambio e gli accordi con Abu Dhabi sono in fase più che iniziale. E il primo a volare negli Emirati Arabi è stato il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro. L'idea di partenza è quella di un «museo dell'eccellenza italiana - spiega Francesco Giro - sia dell'archeologia che dell'arte e dell'architettura: negli emirati sono molto interessati a sviluppare relazioni culturali con l'Italia». Uno scambio che dovrebbe avere come contraccambio una boccata d'ossigeno «economica» per il nostro patrimonio artistico. E il sottosegretario ai Beni culturali precisa: «Da noi chiedono i 'contenuti' non le mura». Così negli Emirati potrebbero volare reperti archeologici e opere d'arte: «Noi vorremmo - aggiunge Giro - attraverso questi 'prestiti' e collaborazioni accademiche tra stati, avviare una serie di iniziative comuni. Loro con le nostre mostre potrebbero migliorare i flussi turistici, e sul turismo in questo momento puntano molto, noi potremmo 'coinvolgerli' in progetti finalizzati alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano». Gli archeologi dicono «ni», vogliono prima conoscere bene l'argomento degli «scambi» e vedere i progetti nei dettagli. «Prima di tutto - afferma il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, l'archeologo Andrea Carandini - bisogna vedere quale è il progetto scientifico e quali sono le opere che dovrebbero essere coinvolte. Perché tra le regole del Consiglio superiore non è previsto ancora uno scambio di questo genere: bisognerebbe che arrivasse al Consiglio una precisa richiesta, e allora si potrebbe lavorare in questa prospettiva». Ma poi l'archeologo accetta di parlare personalmente come «studioso»: la sua idea? «In linea di principio - risponde Carandini - non manderei reperti archeologici alla 'spicciolata', ma in contesti specifici. E anche in questo caso si potrebbe pensare alle tante importanti opere che si trovano nei magazzini e hanno bisogno di restauro: lo affermo solo come studioso, perché il Consiglio superiore su questo non si è espresso». Le direttive del ministero dei Beni culturali, inoltre, anche se prevedono che le nostre opere d'arte possono essere esposte solo «temporaneamente » all'estero, ci deve sempre essere un «progetto scientifico » per lo spostamento. Oltre una serie di restrizioni: il via libera, dunque, è abbastanza complesso. Più entusiasta Adriano La Regina, ex sovrintendente archeologico di Roma: «Quando si tratta di fare un museo sono sempre d'accordo». Anche se poi «bisogna vedere come si fa». Il progetto è fondamentale, dunque, ma Adriano La Regina ritiene che «se qualcuno proponesse di fare un museo, anche in Cina, va bene: potrebbe essere entusiasmante riuscire a trasmettere in un altro paese una cultura diversa, dare informazioni sul mondo classico. Dipende dagli intenti - aggiunge - . Sono per la circolazione delle opere d'arte e dei documenti conclude - non alterando la fisionomia dei nostri musei: ma abbiamo molta materia con la quale farci conoscere nel mondo». Il sottosegretario «Da noi gli Emirati vogliono i contenuti e non le mura del museo. È anche il modo per avviare rapporti più stretti e di collaborazione con gli Emirati arabi»