N on è una relazione per ottimisti. Lo si capisce subito, dalla faccia di Eugenio Batelli e dalle prime righe del suo primo intervento in assemblea come presidente dei costruttori: segno meno per la cassa edile capitolina, imprese attive diminuite del 3 e mezzo per cento, troppi debiti non pagati dagli enti alle aziende private, contrazione degli appalti e dell'importo dei bandi pubblici, credito bancario problematico, famiglie sul lastrico. I soldi sono finiti, fa sapere senza giri di parole il presidente dell'Acer, con un eloquio che sembra risospingere il parterre dell'Auditorium in una Roma neorealista, da poveri ma belli, senza però la bellezza (e neppure l'entusiasmo) degli anni della ricostruzione e del miracolo economico. Sono anni di ferro, questi. E infatti, come si addice a simili periodi, i salamelecchi vengono un po' lasciati in archivio. Sembrano lontani l'accento ecumenico di Silvano Susi e la cura alla mediazione di Giancarlo Cremonesi, per citare i predecessori di Batelli. Il presidente di questi anni di ferro non mostra interesse alcuno alle fascinazioni perché ha da snocciolare un pesante cahier de doléances in nome della sua categoria. Lo fa ad uso e consumo delle istituzioni presenti, ma si capisce subito che l'istituzione di cui gli importa davvero è il sindaco Alemanno, vero interlocutore privilegiato (e applauditissimo) dell'assemblea. Al sindaco, Batelli chiede aiuto contro la burocrazia, i lacci e i lacciuoli che paralizzano l'impresa (meno regole, insomma, e più stimoli). E soprattutto sollecita un impegno su quella che sarà, verosimilmente, la sfida politica di questi giorni, contro i vincoli della soprintendenza sull'Agro Romano che vengono vissuti dai costruttori come un vulnus alla certezza del diritto: «E senza certezze non possiamo più investire ». Alemanno rassicura, accoglie, rilancia, lungo un asse di dialogo che sarà probabilmente portante nei quattro anni rimanenti del suo mandato: Roma è già verde, dice, la città più verde d'Europa; sembra una promessa, a saperla cogliere, un segnale di via libera per i cantieri prossimi venturi. Cantieri a proposito dei quali, tanto Batelli, quanto il sindaco, quanto il presidente (pd) della Provincia Zingaretti dimenticano di menzionare la questione della sicurezza, di quei controlli carenti che portano a una sfilza inarrestabile di morti bianche (l'unico a ricordarsene è il governatore Marrazzo). Si interrompe una tradizione - forse una liturgia - di promesse e impegni pubblici dell'Acer che durava da anni e da svariate assemblee.
PROSPETTIVE - il mattone al tempo della crisi
Il presidente dell'Acer, Eugenio Batelli, ha tenuto un discorso in assemblea come presidente dei costruttori, in cui ha espresso preoccupazioni sulla situazione economica della capitale. Ha menzionato la contrazione degli appalti, la problematica del credito bancario e la situazione delle famiglie sul lastrico. Ha chiesto aiuto al sindaco Alemanno per superare le burocrazie e i vincoli che impediscono ai costruttori di investire. Alemanno ha rassicurato e promesso di lavorare per favorire la crescita economica della città. Tuttavia, non è stato menzionato il tema della sicurezza, che è un problema importante per i costruttori.
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