L'intervento Leggo con interesse sul Corriere l'ipotesi di realizzare un museo romano negli Emirati Arabi. L'Italia ha un ruolo marginale in un mercato mondiale dei beni culturali nel quale potremmo e dovremmo essere protagonisti indiscussi. La conservazione del patrimonio artistico nazionale è un dovere prioritario ed è la premessa di qualunque politica dei beni culturali. Bisogna però andare oltre: l'opera deve essere resa fruibile, non basta che sia conservata in un magazzino. Dopo la fruizione viene la valorizzazione. La conservazione e la fruizione hanno dei costi, ma possono anche in molti modi generare dei ricavi. Un aspetto del problema è il vincolo a mantenere le opera all'interno del territorio nazionale. È ragionevole? Ci sono beni intoccabili, abbiamo però una grande quantità di opere che giacciono nei magazzini e che raramente o mai hanno il beneficio di una visita. Spesso le condizioni di conservazione sono deplorevoli. Nessuno le studia e nessuno ne fruisce. Esiste nel mondo una crescente domanda di opere d'arte, anche da istituzioni museali vecchie e nuove. Questa domanda alimenta un fiorente contrabbando, contro cui lottano strenuamente i nostri carabinieri e tuttavia è spesso difficile costruire un impianto probatorio adeguato. È cosa più saggia trattare. Da Ministro per i Beni Culturali ho inaugurato una linea di dialogo con i musei che hanno acquisito opere trafugate dall'Italia. Ho chiesto il riconoscimento della proprietà italiana ed ho offerto in cambio il prestito di lunga durata e la sostituzione con opere di interesse equivalente alla scadenza del prestito. In questo modo l'Italia recupera la proprietà dell'opera ma il museo straniero non vede diminuita la propria capacità espositiva. L'opera può venire restaurata, resa fruibile e valorizzata. È possibile immaginare sviluppi ulteriori. A suo tempo ho tentato di attivare il progetto di un grande museo a Buenos Aires sulle antichità classiche. Adesso è da Abu Dhabi che viene una domanda analoga. In realtà siamo perfettamente in grado di vendere «un museo chiavi in mano», alimentato con continuità con nostre collezioni, senza diminuire la nostra capacità espositiva. Si diffonderebbe la nostra cultura nel mondo. Le opere verrebbero esposte e curate. Si genererebbe un flusso imponente di risorse per la conservazione, fruizione e valorizzazione del nostro patrimonio. Si tratta di una grande operazione culturale, che va realizzata con tutte le opportune cautele e garanzie, ma che può rendere l'Italia protagonista nel mondo dell'arte e della cultura del secolo XXI. Vale la pena di provare. () Già Ministro per i Beni Culturali