Tappeti, camini e luci di design nelle stanze dove nascerà lExpo Cominciano a prendere forma gli uffici di piazza Duomo 14 anche se continuano le polemiche sul trasloco avviato prima del via libera definitivo dal consiglio comunale Una porta metallica aperta, un foglio appeso con la scritta "Expo 2015": si entra tranquilli Le postazioni sono già state allestite con computer collegati, schermi accesi, libri, piante Tappeti e scrivanie, cassettiere, attaccapanni, computer già collegati e con le luci dei monitor accese, stampanti, telefoni, lampade di design. Tutto pronto. E tutto lasciato lì, alla curiosità di quanti vogliano aggirarsi tra le stanze dalle volte affrescate. Ma anche di quanti, in teoria, potrebbero entrare e, con la stessa facilità con cui hanno imboccato lingresso, uscire con un monitor sottobraccio. Nella nuova sede di Expo, che nessuno controlla; tra le proteste del centrosinistra a Palazzo Marino. Non è difficile trovarli, i nuovi uffici della società di gestione del 2015. Basta varcare il portone di piazza Duomo 14: lala di Palazzo Reale è sulla sinistra, dove un tempo era ospitata la sede della Sovrintendenza ai Beni architettonici. Il restauro è andato avanti per anni e nel cortile ci sono ancora i camion con i sacchi di materiale, gli attrezzi, gli operai al lavoro per le ultime rifiniture. Nessuno dice niente se si entra nelledificio che confina con lArcivescovado. Unaltra porta metallica aperta al pianterreno con un foglio di carta e la scritta "Expo 2015". E si è arrivati: marmo chiaro appena lucidato, la reception con il bancone e gli sgabelli bianchi, i totem con lUomo vitruviano di Leonardo, il simbolo dellEsposizione. Gli uffici sono al piano di sopra, quello nobile, al termine di una scalinata con la ringhiera in legno. Mille metri quadrati, che non costeranno niente alla società. Anche se, in origine, lo spazio sarebbe dovuto essere doppio e, a Palazzo Marino, Expo 2015 spa avrebbe dovuto versare un canone annuo di un milione e 150mila euro. Una decisione che aveva creato un caso. A sollevarlo, durante il primo cda dellera Stanca lo scorso maggio, il rappresentante del Tesoro, il leghista Leonardo Carioni e quello della Provincia, Enrico Corali. Lad era arrivato a minacciare le dimissioni se la scelta non fosse stata approvata allunanimità e per quegli spazi con vista Duomo, il Comune aveva accettato un compromesso: metri dimezzati e comodato duso gratuito. Soltanto, però, dopo un iter burocratico che non si è ancora concluso: il consiglio comunale ha votato una prima mozione, la giunta lha fatta propria ma perché il regolamento dellamministrazione sia modificato serve ancora il via libera dellaula. «La prossima volta vi riceverò a Palazzo Reale anche se continuerà a lavorare in via Foscolo, vedrete», annunciava Lucio Stanca, martedì scorso, ai giornalisti convocati per una conferenza stampa nella vecchia sede di via Foscolo. Niente a che vedere con la nuova casa di Expo. E con lenorme sala riunioni, ad esempio: un lungo tavolo in vetro, 18 poltroncine bianche in pelle, un altro divano rosso appoggiato alla parete, la parte superiore del soffitto con i mattoni a vista. La maggior parte degli uffici si trova al termine di un lungo ballatoio che si affaccia sul cortile interno. Qui il cotto e il marmo lasciano spazio al parquet e, in ogni stanza, sono stati riportati alla luce affreschi diversi. Le postazioni di lavoro sono state allestite: i computer, le stampanti e i telefoni collegati. Qualcuno ha già portato gli scatoloni impilati vicino alle scrivanie, altri hanno sistemato i libri in un armadio con le ante in vetro. Mancano soltanto i dipendenti. Arriveranno presto. Anche se lopposizione a Palazzo Marino continua a protestare. A cominciare da Basilio Rizzo della Lista Fo. Anche lui ha fatto lo stesso tour: «Lo avevo persino annunciato in aula che sarei andato a fare un sopralluogo. Sono entrato senza alcun problema e come me chiunque avrebbe potuto farlo. Le stanze sono state occupate senza titolo perché non ci è stato presentato nessun contratto di affitto stipulato e non cè alcun controllo». Rizzo è disposto a dare battaglia: «Se è vero che la società sarebbe comunque disposta a occupare gli spazi, perché lamministrazione li concede gratuitamente, sottraendo risorse in un momento difficile per il bilancio? Vedremo se la corte dei Conti non avrà niente da dire». Anche il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, si stupisce: «Mi sembra incredibile poter entrare così facilmente. Continuo a pensare che la sede migliore sarebbe stata Villa Schleiber, a Quarto Oggiaro, ma abbiamo dato la massima collaborazione perché la società trovasse una sistemazione. Il centrodestra ha sottovalutato il problema: facciamo in fretta, ma nel rispetto delle regole, perché stiamo per perdere il treno dellExpo».