Bisogna dare atto ai responsabili del grande programma per il centro storico di una disponibilità inconsueta. Sono state accolte le critiche avanzate nellarticolo "Questi dati sono sbagliati" (Repubblica, 27 novembre 2008) dove si precisava: «Tale documento, cedendo alla favola metropolitana del centro storico più grande dEuropa, poggia su dati sbagliati. Larea Unesco non è il 16 del Comune, né il 13, ma meno della metà; il 6,14 (7,2 kmq). Inoltre gli abitanti non sono 300 mila, bensì un terzo di meno: già 273.371 nel 71, sono scesi a 230.617 nell86 e a circa 200 mila oggi. Pertanto, analisi, planimetrie, tabelle statistiche, dimensionamento del piano basate su tali dati, sono errati», chiedendo infine il piano di gestione. Sono state rifatte tutte le tabelle e la stessa relazione, ampliata da 102 pagine a 180. Nella presentazione del programma al Pan (16 giugno 2009) il governatore ha evidenziato il «ruolo fondamentale» degli interventi integrati per il waterfront; il sindaco ha assicurato: «Non vi sarà alcuno smembramento, nessun abbattimento, tutti gli interventi sono calibrati conservando le caratteristiche peculiari della città antica, presto arriverà il piano di gestione richiesto dal World Heritage Centre»; lassessore al ramo ha ribadito: «Abbiamo il programma di investimenti "Sirena" per i palazzi privati». Limpostazione sembra recepire le richieste di Unesco, soprintendenze, associazioni culturali, comitati cittadini. Ma da sempre aleggia sul centro storico una sindrome che chiameremo di "Jack lo sventratore". Essa si è già palesata, quando si dice: «La questione di sbandierare che non ci saranno demolizioni non appare supportata da alcuna posizione teorica emersa in questi anni». Altri propongono di trasformare il centro storico in "cittadella degli studi" ricordando "il caso del Palazzo degli Studi voluto dal vicerè conte di Lesmos (sic!) nel 1615, fallito perché sorto fuori città. Ma lesempio è errato. Ledificio nacque nel 1585 come caserma di cavalleria a difesa di Porta Reale e solo 30 anni dopo fu adattato a Palazzo degli Studi, rimanendo tale per ben 161 anni (1616-1777), divenendo nel 1818 Museo Archeologico. Nella cittadella degli studi «tutto lantico da ristrutturare e tutto il nuovo da edificare dovrebbe essere destinato a case per studenti, docenti, ricercatori, eccetera» (una grande Perugia?). Le funzioni esistenti sarebbero «non più al servizio di una popolazione in gran parte orientata a trasferirsi altrove (dove?), quanto soprattutto di unaltra interessata a risiedervi per ragioni di studio e lavoro». Ma chi, come e quando sposterà "altrove" la popolazione per trasformare un organismo urbano millenario polifunzionale in uno monofunzionale? Intanto si afferma: «Lintera rete viaria ippodamea con i suoi decumani e cardini andrebbe conservata; viceversa allinterno di ciascun isolato dovrebbe esservi il maggiore intervento moderno, talvolta sarà il caso di unificare più insulae». Tale visione tardo-haussmanniana appare anche dal linguaggio vetusto: si ignora che la cultura archeologica ha spiegato che limpianto di Neapolis non è ippodameo bensì per strigas, cioè precedente, per cui le strade sono plateiai e stenopoi e non derivano dai castra romani. In sintesi, la sindrome di "Jack lo sventratore", esplosa dal '45 fu sconfitta dal Consiglio Superiore con lapprovazione del Prg del '71, che delimitò il centro storico riconosciuto nel 95 dallUnesco. Ma è riemersa nell86 con progetti di sventramento (parallele a via Roma e a via Foria) e di massicce urbanizzazioni (a est e ovest), sconfessati dal Prg vigente (2004). Oggi ritorna reclamando ancora demolizioni del tessuto storico. Ma contro tale sindrome ricorrente depongono dati sconcertanti. Nel 1943, dalla nota Carta Str risulta che larea urbanizzata era di circa mille ettari (su 11.727 del Comune ancora verdi) comprendente i 720 ettari più antichi e le due aree di Vomero e Vasto per complessivi 384 mila vani, ridotti da allora a circa 300 mila. Oggi larea urbanizzata è cresciuta di 8,7 volte e copre il 75 del Comune con 1.500.000 vani circa dilagati in periferie dormitorio invertebrate e invivibili. Dunque il centro storico è ormai la dodicesima parte del Comune e la quinta parte del patrimonio edilizio. Lesiguità della sua estensione (metà di quello di Roma interno alle mura aureliane di 1.400 ettari) ne impone la salvaguardia integrale quale: "bene unico e irriproducibile". Questa è possibile attuando una svolta: passare dalla strategia di interventi discontinui su complessi monumentali isolati, a interventi concentrati sul continuum spaziale urbano. Orientandosi, cioè, su quattro punti cardinali: 1 - il restauro dellintera Neapolis greca (un solo kmq, incluso Forcella una vergogna ignorata anche dal "Grande Programma") concentrandovi i 240 milioni dei fondi Fers, a partire dallagorà (il restauro del teatro è in corso) e dalla platea mediana di un km restaurando progressivamente tutte le insule; 2 - il recupero degli ampliamenti, aragonese (un altro kmq) e vicereale, a partire da piazze e strade principali collegate in un sistema "a rete", impegnandovi gli oltre 300 milioni dei fondi Piu Europa; 3 - il restauro del tessuto storico esterno alle mura vicereali con i fondi "Sirena", nonché il recupero dei 149 edifici ruderizzati per riequilibrare gli standards coinvolgendo i privati; 4 - linserimento nel metrò che disimpegna il centro storico di tre stazioni intermedie, a Porta Capuana, Porta Santa Sofia (servendo la "Summa Platea", il Madre e il teatro San Ferdinando oggi inaccessibili) e tra Porta Furcillensis e Porta Nolana, in modo che tutte le porte della città antica sarebbero accessibili dal metrò, mediante i fondi infrastrutturali. Un tale piano di conservazione e disimpegno ferroviario della città antica raggiungerà risultati ottimali nella misura in cui coinvolgerà i proprietari mediante la "fiscalità di vantaggio" e le risorse private attraverso forme moderne di partneriato. Ma si riuscirà a neutralizzare gli avvoltoi che assediano il Grande Programma per infilarvi progetti giacenti nei loro polverosi cassetti?
NAPOLI - Centro storico con lincubo di Jack lo Sventratore
Il governo di Napoli ha accolto le critiche avanzate sull'errore di dati nel "Grande Programma" per il centro storico della città. Il programma, che prevede interventi per il restauro e la conservazione del centro storico, è stato criticato per essere basato su dati sbagliati. Il governo ha riferito che l'area del centro storico è di circa 6,14 kmq, non di 7,2 kmq come indicato nel programma. Inoltre, il numero di abitanti del centro storico è di circa 200.000, non di 300.000 come indicato. Il governo ha anche affermato che il piano di gestione richiesto dal World Heritage Centre sarà implementato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo