Presentato uno studio di Valentina Berneschi in cui si traccia l'andamento dei flussi turistici. "La Tuscia ha un ottimo potenziale ma si deve fare di più". L'Italia è il "Bel Paese" e la Tuscia è, o per meglio dire dovrebbe essere, una delle anime dell'insieme. Da tempo si parla di rilancio dei beni "culturali" e del turismo "culturale" ma per avviare questo processo lungo, nel viterbese un po' arretrato, servono le basi. Uno strumento attento e minuzioso e soprattutto scientifico è stato fornito da una giovane laureata, Valentina Berneschi, che in pochi mesi e attraverso un lavoro certosino ha elaborato un testo "Beni culturali e presenze turistiche nella Tuscia" che porta una ventata di freschezza e di speranza. La speranza di poter far "rivivere" i tesori, spesso troppo nascosti, del viterbese. Ha analizzato con rigore matematico domanda e offerta, numero di strutture alberghiere ed extra (campeggi, agriturismo, bed and breakfast), siti più visitati, i turisti "mordi e fuggi" e chi si ferma di più, le aree più attrattive e quelle da potenziare, per riportare solo alcune voci. La pubblicazione della Berneschi è un potenziale strumento per elaborare delle strategie per trasformare le antiche vestigia della Tuscia in volano economico e culturale. La rivalutazione del territorio. Come ha sottolineato il commissario dell'Apt (Azienda per la promozione del turismo), Mazzoli: "Etruschi e via Francigena sono i nostri punti di forza. Dobbiamo cercare di creare una rete con più soggetti per portare la Tuscia in Europa. E' vero siamo indietro di 20 anni ma adesso ci stiamo muovendo con determinazione". In risposta a chi tra il pubblico sottolineava l'arretratezza e la mancanza di interesse di rilanciare i beni culturali fuori dalla Tuscia. Causa un esagerato "campanilismo" della stessa gente che non ama troppo i turisti. Se la Bernaschi è riuscita in pochi mesi a redarre un lavoro non semplice è anche merito della collaborazione non solo con l'Apt ma anche con i comuni del viterbese, le cooperative che lavorano nei musei, sovrintendenze e tanti altri attori istituzionali e non. La Berneschi ha suddiviso il territorio in macroaree (in base a caratteristiche storiche, antropoligiche geografiche e culturale). Da questo è emerso che la Maremma, grazie sicuramente al forte "attrattore" costituito da Tarquina si attesta al primo posto per il turismo culturale nella Tuscia con ben 337.779 presenze dal 2006 al 2008. Grazie al richiamo delle necropoli etrusche, patrimonio mondiale dell'umanità. Agli opposti, invece, si trova l'area della Valle del Mignone, la meno visitata in assoluto. Le presenze turistiche nella Tuscia sono aumentate nel 2007 rispetto al 2006 (553.657 contro 438.329) e scese leggermente nel 2008 (492.755). Osservata anche l'incidenza dei turisti stranieri nella Tuscia, primi i tedeschi che amano soprattutto le rive di Bolsena, che vede 439.988 presenze complessive negli ultimi tre anni con un trend, però, in progressivo calo dal 2006 al 2008. A Viterbo, in particolare, i luoghi di cultura come il Palazzo Papale, il quartiere medievale di San Pellegrino, ma anche i musei e le aree archeologiche sono stati visitati da 87.297 turisti nel 2006, saliti a 94.796 nell'anno successivo. "Il lavoro - spiega la Berneschi - evidenzia come la Tuscia abbia buone potenzialità attrattive per favorire un progetto di promozione economica. Tuttavia, da quanto rilevato, oltre ai punti di forza su cui la provincia dovrebbe far leva, emergono anche diverse carenze da dover colmare. Come, ad esempio, una più assidua valorizzazione delle opere d'arte e, al tempo stesso, una migliore manutenzione e conservazione dei siti di carattere storico-archeologico, che risultano, in alcuni casi, chiusi o con pochissimi visitatori". "A differenza di altri prodotti - spiega il direttore dell'Apt, Marco Faregna - il turismo, per la pluralità dei soggetti coinvolti, somiglia molto a un'orchestra composta di tanti solisti. Se non raccordato da una cabina di regia ben affiatata il marketing turistico, anziché produrre effetti positivi, brucia risorse umane e finanziarie". "Intendiamo creare un'opportunità per riunire i vari soggetti nell'ambito turistico della provincia per un approfondimento sui dati emersi dallo studio e per l'individuazione di iniziative concordate ed efficaci - dichiara Mazzoli". "Per quanto riguarda l'incidenza economica del patrimonio archeologico viterbese - afferma Emilio Cabasino, docente di Economia della cultura, bisogna ragionare più sull'offerta culturale come concetto fondamentale, che sul turismo inteso come finalità economica. Si potrebbero fare degli esperimenti su alcune aree e monitorarle per creare delle strategie"