Terrazzamenti, addio? Un tempo era l'elemento distintivo e unico del paesaggio rurale amalfitano e sorrentino. Ora il 45 per cento del totale dell'area terrazzata sulla Costa d'Amalfi, che forma un paesaggio tra i più straordinari al mondo tanto che nel 1997 l'Unesco l'ha dichiarato patrimonio dell'umanitàè in completo abbandono, e l'età media dei contadini, che con il loro lavoro hanno dato vita nel corso degli anni a un contesto impareggiabile, è di 65-70 anni. Su "la cultura dei terrazzamenti per la salvaguardia del paesaggio. Tecniche, risorse, strumenti", si terrà domani e sabato al centro studi Raffaele Guariglia di Raito un importante convegno promosso da Italia Nostra e coordinato da Pietro Lauretano. Questi ha stilato un documento approvato dalle Nazioni Unite, che hanno quindi invitato tutte le nazioni a proteggere i terrazzamenti come sistema fondamentale per la salvaguardia del paesaggio e la lotta alla desertificazione e al degrado dei suoli. Lauretano ha inoltre condotto per l'assessorato Agricoltura della Regione uno studio sui sistemi di terrazzamento presenti sul territorio volto alla promozione di misure di finanziamento europeo relative alla loro conservazione e restauro. L'allarme sui terrazzamenti è più che giustificato. Le frane sono quasi una logica conseguenza della struttura morfologica di un territorio fragile. Su una superficie apparentemente normale, fatta di alberi, vigneti, sentieri, la frana nasconde una forza distruttrice, costante e malefica. E così continui «lavori di somma urgenza», fanno sì che su quest'area, tra Genio civile, Protezione civile e Provincia di Salerno, si spendano milioni di euro senza risolvere il problema, tanto da far temere a geologi e ambientalisti che questa fragile costa è in pericolo, e che bisognerà correre ai ripari. L'emergenza non finisce mai e puntualmente 1'unica arteria di collegamento, la Statale 163, viene colpita da frane e sistematicamente chiusa, oppure cittadine, come Atrani, vivono con l'incubo sulle spalle. L'area è sotto stretta sorveglianza, con monitoraggi, mappature aggiornate. È tra le tante "zone rosse" della Campania, continuamente studiata da istituti universitari come il Cugri (Centro universitario per la previsione e prevenzione dei grandi rischi). «Fenomeni come colate di fango e crolli di rocce si ripetono con la stessa frequenza nel tempo afferma il professor Leonardo Cascini del Cugribisognerà irrobustire i controlli con tecnici specializzati, e lavorare in modo da metter su un sistema avanzato di previsione anche per le colate di fango. Siamo vicini per arrivare a questo sistema». Ma cosa si potrà fare se la natura si ribellerà all'incuria sempre più evidente dell'ambiente, che subisce continui attacchi con abusi edilizi e incendi? Se il fenomeno è ciclico, c'è davvero da toccar ferro: quest'anno ricorre il cinquantenario dell'alluvione che vide interessata anche la città di Salerno. Nel corso dei secoli, è stata però proprio la mano dell'uomo ad aver reso docile il profilo della montagna: la creazione dei muri a secco (vera arte tramandata da padre in figlio) rendeva coltivabili lingue di terre benedette dal sole e dal clima mite. Una fìtta intelaiatura di pergolati veniva posta a sostegno delle più apprezzate colture praticate nell'area: quella dei limoni (lo sfasato amalfitano, riconosciuto nel 2001 con l'Indicazione geografica protetta: sono settecento gli ettari destinati a limoneti in costiera amalfitana, con aziende di piccole dimensioni che raramente eccedono i due ettari di super-ficie;la Campania è la seconda regione, dopo la Sicilia, nella produzione di limoni) e dei vitigni (le sue uve hanno avuto il riconoscimento del Dop). E nella stagione della raccolta partivano dagli approdi bastimenti carichi di questi frutti prelibati (un mercato famoso era la lontana California). Nell'agricoltura era impegnata il 65 per cento di tutta la mano d'opera. Un vecchio adagio da l'immagine di questa economia: «Un piede nella vigna e uno sulla barca», cioè contadini e pescatori al tempo stesso. Poi le due coste negli anni Cinquantafurono toccate dal turismo. I paesi rivieraschi cambiarono pelle: brutalmente il territorio fu saccheggiato. Privi di strumenti urbanistici si costruì ovunque. È solo nel 1987 che il Put, piano urbanistico territoriale, verrà emanato, dando una maggiore tutela a questo unico e suggestivo ambiente. Ma intanto la speculazione edilizia non salvò le colline. E gli scempi mutarono il profilo del paesaggio. Nessuno si rese conto (o fecero finta di non sapere) che proprio lo stato di efficienza dei terrazzamenti rivestiva importanza fondamentale per la conservazione del delicato equilibrio idro-geologico dei versanti. Oggi arbusti, macere sconnesse, antichi viottoli inghiottiti dalla vegetazione spontanea, vengono pure aggrediti da incendi dolosi. «I terrazzamenti - spiega Franco Ortolani, professore di Geologia dell'Università Federico II di Napoli - sono l'invenzione più geniale che sia stata fatta. Stabilizzano quel versante, evitando frane e fanno sì che lo spessore del terreno conservi l'umidità anche se non piove per molto tempo. È un patrimonio ambientale che però va sostenuto con una legge speciale, con un intervento mirato, per una conservazione del suolo, per la difesa ambientale. È da anni che se ne discute, ma senza arrivare a una soluzione». «Da tempo stiamo tentando di redigere questa legge afferma Antonio Di Vece, assessore provinciale all'agricolturala situazione è davvero preoccupante. La Regione e lo Stato dovranno tenerne conto, ma prima che sia troppo tardi. In Liguria è già stata fatta una legge regionale per le Cinque Terre, dando ottimi risultati. Perché non ci proviamo anche noi?». La stessa cosa fu fatta per difendere quel patrimonio inestimabile che sono i "sassi di Matera", come pure si è intervenuti con una legge particolare per difendere il centro storico di Gubbio. Perché una legge non dovrebbe tutelare i terrazzamenti, che inseriti nello scenario unico delle due coste, danno prestigio mondiale alla Campania? Intanto, i pochi sparuti contadini rimasti (meno di 400, ultra sessantenni, che rappresentano appena il 3 per cento della forza lavoro), sono rassegnati. «Vedo intere generazioni di contadini sparireracconta Luigi Aceto di Amalfi, che con i suoi 4 ettari di limoneto ha dato vita anche a un museo dell'arte contadina nel cuore della Valle dei Mulini stavo per arrendermi parecchie volte, ma l'amore per questa terra mi ha fatto continuare a curare ogni singola pianta. Il territorio è parcellizzato e così difficile da coltivare. Da anni cerchiamo di far capire a chi ci governa che aiutare l'agricoltura in costiera amalfitana significa aiutare il paesaggio, ma siamo rimasti ancora inascoltati. La nostra realtà diventa così ricca di contraddizioni: è un territorio dove l'agricoltura rappresenta il futuro, ma alla fine si finisce per guardare solo ad altri settori economici».
la Repubblica
13 Maggio 2004
Terrazzamenti, paesaggio da salvare
MA
Maria Rosaria Sannino
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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