CAGLIARI. Per l'Anci, l'associazione dei comuni, c'è un punto fermo: nessun piano paesaggistico può prescindere dalla salvaguardia del territorio e dell'ambiente. Dalla fase di ascolto, voluta dalla Regione e chiusa ieri nella conferenza di Cagliari, è emerso il concetto di paesaggio come bene fruibile, che l'uomo crea e in cui lavora. Il presidente dell'Anci Tore Cherchi rivolge un appello perché si faccia «una reale concertazione fra Enti locali e regione, non soltanto attraverso pubblici confronti, ma in apposite sedi decisionali, come le conferenze di servizi». E il direttore dell'Anci Sardegna, Umberto Oppus, ritiene che «sia anche emersa l'esigenza di fissare principi inderogabili. Dare regole certe». Nel confronto sul Ppr sono intervenuti amministratori locali, rappresentanti sindacali e delle organizzazioni imprenditoriali, le associazioni ambientaliste. Da diversi interventi è emersa la discrepanza fra principi del Ppr e la concreta applicazione, oltre alla necessità che regole e programmazione tengano conto delle specificità geografiche, anche nelle aree rurali. Molto pressanti le richieste che il mondo produttivo rivolge alla Regione. Gli imprenditori chiedono politiche sostenibili del processo edilizio, con l'applicazione ad esempio di tecniche di bioarchitettura, forme di gestione e risorse per i beni identitari e paesaggistici. Insomma, un utilizzo del paesaggio come risorsa per il turismo secondo modelli della green economy, puntando su una maggiore sinergia fra coste e zone interne. Quanto ai centri storici e urbani, non basta recuperare gli immobili, ma occorre - è una delle richieste specifiche - rivitalizzarli con servizi e attrezzature. Nelle aree rurali, invece, è necessario chiarire chi può operarvi e abitarvi e valorizzarle anche in chiave turistica, nell'ottica della destagionalizzazione. Emerge, infine, l'esigenza d'incrementare le strutture ricettive esistenti. Api Sarda e Ance (l'associazione dei costruttori di Confindustria), hanno ribadito l'urgenza di norme chiare, per consentire alle imprese di programmare gli investimenti. Se in Sardegna non arriveranno i provvedimenti annunciati entro metà luglio, il settore delle cosrtuzioni entrerebbe in crisi irreversibile, avverte l'Ance ricordando come il comparto impieghi il cinquanta per cento degli addetti delle attività industriali nell'isola. Sull'esigenza di varare il Piano casa aveva insistito nelle ultime settimane la Cna che ha lanciato l'allarme rosso sul settore costruzione: da uno studio effettuato dal Cresme in Sardegna risulta, infatti, che la crisi, peraltro già manifestata, potrebbe ulteriormente aggravarsi nel prossimo autunno se non ci fossero misure adatte per contrastarla.