«Orribile»,«coraggioso»,«moderno» Così si è diviso il mondo dell'arte Cosa ha spinto l'architetto giapponese a partecipare al concorso internazionale bandito per realizzare il progetto di un'uscita per i Nuovi Uffizi, lo spiegò lui stesso, in un 'epoca non troppo lontana, ma senz'altro infinitamente più tranquilla . «Io sono di un'altra cultura, ma la vostra mi ha sempre affascinato, e sono onorato di aver avuto l'incarico di progettare la nuova uscita della Galleria su piazza Castellani», confidò poco dopo essere stato informato della sua vittoria. Settant'anni e passa, lunghi capelli d'argento Arata Isozaki parla (in inglese) quasi sottovoce. Toni, a dir poco, educati. «Ho cercato di rapportarmi alla tradizione storica fiorentina, sia nelle forme di spazio sia nell'uso dei materiali. La piazza coperta spiegò con molta umiltà non è un progetto a sé stante: deve rapportarsi a un edificio importante come è quello del Vasari, la definirei memore di ciò di cui viene a far parte». Giapponese di Gita, Arata Isozaki ha lavorato per lo più nel suo paese, dallo sviluppo di Tokio all'expo di Osaka, dal museo di Toyama al complesso culturale di Yamaguchi. Ma Isozaki ha disegnato anche il museo d'arte contemporanea di Los Angeles, il palazzo Disney di Orlando e il museo della scienza di Columbus (Ohio). Quando firmò le relative convenzioni per il progetto della nuova uscita degli Uffizi con il Comune e con lo Stato, avrebbe dovuto iniziare a lavorare anche a Firenze... Doveva creare l'uscita del museo più importante del mondo e ridisegnare piazza dei Castellani. Ma il suo progetto ha fatto molto discutere. Il soprintendente Antonio Paolucci lo definì «coraggioso», il sindaco Leonardo Domenici parlò di «un segno architettonico moderno e forte nel cuore rinascimentale della città». Per Vittorio Sgarbi era e resta «orribile». Non a tutti è piaciuta infatti l'idea di una contaminazione tra antico e moderno, che ha comunque il grande pregio di avere linee essenziali e di creare una piazza coperta dove saranno collocate quattro statue, ancora da scegliere. «L'ispirazione? Ho pensato alla Loggia dei Lanzi», confidò l'architetto dagli occhi a mandorla, descrivendo una loggia fatta di travi d'acciaio e vetro, tutta rivestita di pietra serena. E la piazza in parte piana, adiacente all'uscita del museo, e in parte in pendenza, con la stessa inclinazione della attuale rampa in cemento, con pavimentazione in pietra serena levigata. Almeno quella... realizzata.