INTERVENTO È stata chiamata «Emergenza Abruzzo», ma riguarda una sola provincia. E' stato chiamato il «Terremoto dell'Aquila», attirando l'attenzione sulla città capoluogo di regione, e facendo dimenticare che ci sono altri 48 comuni duramente colpiti. E' stato chiamata «Cratere» l'area ufficialmente colpita dal sisma, per definire i comuni a cui è stato riconosciuto il diritto di accesso alle facilitazioni e ai finanziamenti. Sono tutte definizioni neutre e innocue, o la semplificazione linguistica è il risultato di strategie implicite, che è bene esplicitare? A sentir parlare di «Emergenza Abruzzo», quanti turisti italiani e stranieri se la sentono oggi di andare in vacanza in uno dei luoghi di una regione terremotata, dove ancora si registrano scosse sismiche, come puntualmente ci informa la tv? Fino a oggi non abbiamo registrato segnali utili a contrastare questi pericolosi luoghi comuni, che potrebbero aggiungere la beffa al dramma per il sistema economico regionale dove il turismo gioca un ruolo decisivo. Ma anche parlare di «Cratere» a ben guardare è meno innocuo. Definire un'area significa tracciare una linea di demarcazione tra cittadini che hanno diritto agli aiuti pubblici per la ricostruzione e quelli che non ne hanno. Ma vuol dire anche aprire le porte solo per alcuni ai gemellaggi con enti pubblici e privati o ai fondi raccolti con iniziative eccezionali come i concerti di Roma e Milano per realizzare concreti atti di solidarietà per le specifiche ricostruzioni. E' da tutto ciò che sono esclusi altri comuni, che pure hanno subito danni (fortunatamente non vittime) e hanno tendopoli e edifici inagibili, senza rientrare nei confini del «Cratere», come ad esempio alcuni comuni nel Lazio o nella zona di Sulmona. Perché grazie alla parola magica del «Cratere» nell'immaginario collettivo i comuni da aiutare sono solo quelli di quest'area e questi solo sono ricercati dalle iniziative private di solidarietà. Ma forse l'equivoco più grave si consuma quando si parla di «Terremoto dell'Aquila». E' dal terremoto di Messina, esattamente 100 anni fa, che una grande città non veniva colpita. Negli ultimi anni i terremoti hanno colpito aree poco urbanizzate, con centri abitati dispersi sul territorio, prevalentemente lungo la dorsale appenninica. La stessa Protezione civile ha sperimentato procedure di intervento adatte a territori di questo tipo. Avere a che fare con 70 mila sfollati in un'area molto ristretta, dover garantire l'aiuto nel tessuto di una grande città, dover ricostruire servizi, strutture, istituzioni a L'Aquila ha richiesto uno sforzo immane, da cui dobbiamo dire che la Protezione civile è uscita molto bene, dimostrandosi ancora una volta la struttura tecnica pubblica più affidabile del paese. Ma, se per un verso questa eccezionalità giustifica la concentrazione organizzativa, istituzionale e quindi anche mediatica sul capoluogo di regione, in pochi, troppo pochi, ricordano oggi che il sisma ha colpito (per parlare solo del «cratere») altri 48 comuni, di cui uno solo è sopra i 5 mila abitanti. Una massa di piccoli comuni gravemente danneggiati dal sisma e già cancellati dalla geografia della comunicazione, che sembrano oggi stare in attesa che la scarsità delle risorse messe a disposizione dal governo li cancelli anche dal territorio e dalle carte geografiche. Offuscati dal dramma del centro storico dell'Aquila, dalla crisi dell'Università, dalla discussione sui diritti dei proprietari delle seconde case, ci si sta dimenticando del territorio, del ruolo che i tanti piccoli comuni hanno, del ruolo dell'economia agricola, che ha bisogno urgente di sbocchi commerciali, del turismo che era in una faticosa fase di decollo e oggi è colpito al cuore, della stabilità di un territorio montano che se abbandonato non può che far crescere i rischi idrogeologici, le frane, le inondazioni. Sulle difficoltà di lavoro e di stabilizzazione per una residenza decorosa, aleggia, con i suoi mefitici aloni, la malavita organizzata, pronta a appropriarsi di aziende in crisi, di manodopera disoccupata, per utilizzare i vantaggi pubblici della ricostruzione e insediarsi stabilmente nella vita privata delle persone. E' anche per rispondere a questi rischi che come Legambiente abbiamo avviato con l'Anci il progetto «Banca delle Risorse - Ricostruire insieme» diretto a sostenere i Piccoli Comuni, e con Libera e la provincia dell'Aquila stiamo avviando la costituzione dell'Osservatorio per la legalità «Ricostruire pulito». Due segnali che speriamo contribuiscano a rompere i confini che certe parole hanno creato.